giovedì 16 maggio 2013

A fronte di tanta "magnificenza" c'è da sperare nell'eclissi di sole








Gentili candidati,
l’Università e la Ricerca pubbliche in Italia versano in condizioni disperate, i problemi da affontare sono molti e il compito del futuro Rettore del nostro
piccolo e periferico Ateneo Udinese è gravoso.
I tagli governativi hanno avuto delle ricadute pesantissime con il blocco del turnover e la quasi totale sparizione dei fondi ministeriali per la ricerca pubblica. Basti pensare che per il bando del 2012, alle 14 aeree disciplinari il governo Monti ha destinato solo 38 milioni di euro: un insulto alla dignità e alla professionalità di migliaia di ricercatori. 
Nel complesso, questa situazione, lungi dal nuocere a fannulloni e nepotisti, penalizza le componenti più produttive e vitali anche nel nostro Ateneo.
Alla penuria di fondi si sommano i problemi causati dal nuovo sistema di reclutamento e progressione delle carriere basato su rigidi indicatori stabiliti Anvur che presentano ricadute negative nel loro utilizzo soprattutto sui più giovani che sono spinti a pubblicare molto e molto fretta, scegliendo settori di indagine di moda che fruttano più citazioni di altri, privilegiando la quantità alla qualità, a discapito di autonomia, approfondimento, curiosità e originalità.
L’università e la ricerca in Italia hanno bisogno di una cura, ma questa non deve uccidere il paziente, come purtroppo sta accadendo, è urgente un cambio di strategia.
Se in Italia la classe politica e dirigente continuerà solo a sbandierare proclami elettorali e agende virtuali, se l’Istruzione, l'Università e la Ricerca pubbliche verranno fatte morire, il decadimento del nostro Paese sarà sempre più veloce e la melma del sottosviluppo morale, culturale e economico ci sommegerà definitamente.
Auspichiamo che il Neo Ministro Carrozza abbia la forza di mettere in atto misure efficaci che introducano un nuovo sistema di valutazione per l’assegnazione dei finanziamenti, per il reclutamento e la progressione delle carriere, basato su qualità, etica e responsabilità.
Però, dato che l'attuale nostro Rettore, pur nella sua Magnificenza, non è riuscito a farlo, il futuro Rettore come rappresentante legale ma, soprattutto come espressione della nostra Comunità Accademica locale, saprà essere portavoce delle nostre istanze? 
Saprà essere comunicatore del nostro grido, non più di allerta per un pericolo immanente ma, di dolore per il danno arrecato al Paese?  
Saprà nella gestione dell'Ateneo contrastare la tendenza gravemente lesionistica in atto?



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mercoledì 8 maggio 2013

ELEZIONI RETTORE UNIUD (8 maggio 2013)

Elezioni Rettore

risultati prima votazione, quorum richiesto 363 

De Toni:    327 
Pascolo:      75 
Sechi:       166 
bianche      25. 

Nessun eletto al primo turno, ma con questi numeri De Toni è eletto la prossima volta.

Comunque vada a Lui, o ad altro candidato che risulti eletto, vanno i nostri complimenti ma, anche la nostra viva e vibrante preoccupazione per la situazione di grave crisi in cui versa l'Ateneo e l'intero sistema dell'Istruzione, l'Università e la Ricerca nel nostro Paese. 
A nostro avviso siamo in una situazione senza prospettive se si insiste pervicacemente con l'approccio neoliberista che ha dominato la "riforma".
Come noto, il CoUP privilegia il modello di una Università intesa come luogo di produzione, sviluppo e trasmissione della conoscenza, per il progresso ed il miglioramento della società umana, e come patrimonio istituzionale di carattere pubblico, cioé appartenente ed accessibile all’intera società, secondo i principi della Costituzione repubblicana. 




venerdì 26 aprile 2013

IL VOTO E' PREZIOSO: ESPRIMERLO E’ UNA DICHIARAZIONE DI FIDUCIA



In vista dell’apertura dei seggi elettronici (vedi)  per le elezioni del Rettore dell'Ateneo di Udine, vogliamo ricordare che IL VOTO E' PREZIOSO ed esprime una volontà di scelta e una delega precisa. 
Riteniamo che rimarcare questo concetto sia utile per inviare un messaggio preciso ai candidati affinché  esprimano principi programmatici in linea con le proposte che abbiamo presentato.
In particolare, per le questioni che attengono direttamente al piano dell’organizzazione interna dell’Ateneo, abbiamo proposto un cambio di rotta rispetto alle politiche dell’attuale Direzione Generale, una sburocratizzazione ed un alleggerimento delle incombenze dipartimentali, con trasferimento di competenze ai Consigli di Corso di Laurea e  riattivazione delle strutture di gestione della didattica che facevano capo alle ex-Facoltà, una revisione in senso democratico dello Statuto.
Per le questioni che attengono alla gestione del finanziamento ordinario e del reperimento di risorse, abbiamo proposto un ripensamento sulle sedi periferiche, scelte chiare per la chiusura dei corsi di laurea non sostenibili, una politica di riequilibrio dei finanziamenti regionali per il sostegno concreto alla ricerca, alle biblioteche, alle attrezzature scientifiche.
Per le questioni che attengono al ruolo istituzionale del Rettore rispetto al Ministero ed al Governo, abbiamo proposto condotte conseguenti che salvaguardino la natura intrinseca della nostra istituzione, contro le ventilate trasformazioni in teaching schools, contro le federazioni di facciata che mascherano solo ridimensionamenti di spesa, contro le campagne per un’internazionalizzazione che è solo la parola d’ordine di una cortina propagandistica tesa ad occultare il grave sottofinanziamento, per un reale diritto allo studio, per una corretta e pianificata politica di reclutamento che abolisca i ricercatori a tempo determinato e riconosca la dignità di tutti i docenti universitari, in definitiva per il superamento dell'ignobile Legge 240/2010, tristemente nota come riforma Gelmini.
Lo Statuto dell'Università di Udine prevede un mandato plenipotenziario al Rettore di sei anni.  Il problema non tanto è la durata, quanto l’accentuazione del ruolo imperiale del Rettore che la riforma Gelmini consente e che il nostro Statuto ha diligentemente recepito, in forza delle scelte adottate con la regia della prof.ssa Compagno. Purtroppo non abbiamo sentito molte critiche al riguardo da parte dei candidati al rettorato.
Quanto sopra indicato marcherebbe una discontinuità netta rispetto alla precedente gestione, con un Rettore che rappresenterebbe il movimento delle comunità accademiche di fronte al progetto strisciante di svuotamento dell’Università pubblica, attuato attraverso l’inaridimento progressivo della ricerca scientifica, della formazione superiore e, in definitiva, del futuro di questo Paese.      
 
In vista del momento di esprimere il voto nel segreto dell'urna-computer suggeriamo una riflessione pacata attraverso una clip ironica ed amara tratta dal film “Signore e Signori, buonanotte” un lavoro italiano satirico del 1976, scritto e diretto da Leo Benvenuti, Luigi Comencini, Piero De Bernardi, Nanni Loy, Ruggero Maccari, Luigi Magni, Mario Monicelli, Ugo Pirro, Furio Scarpelli e Ettore Scola, riuniti nella Cooperativa 15 maggio.

mercoledì 17 aprile 2013

Contributo CoUP all'Assemblea d'Ateneo per le candidature a Rettore: Soluzioni per un impegno programmatico.

Le soluzioni da prospettare ad un Rettore
 
L’assemblea dello scorso 26 marzo 2013, che abbiamo indetto nel quadro del ciclo di incontri della comunità accademica iniziato lo scorso dicembre, ha registrato un animato dibattito sulle richieste da porre al prossimo Rettore della nostra Università. 
Sono state evidenziate le preoccupanti difficoltà del quadro generale e locale, in cui dovrà operare la nostra comunità, e le scelte possibili che per conto di essa dovrà compiere il Rettore. 
E’ emersa una generale convergenza sull’opportunità di indicare linee da seguire per ragionevoli soluzioni ai numerosi problemi in campo, piuttosto che porre domande per giudicare le risposte.
In quest’ottica, le questioni che avevamo identificato come problematiche all’ordine del giorno vanno innanzitutto raggruppate per tipologie, in relazione alle parti e/o controparti che ciascuna chiama in causa. Proprio in base alle platee sollecitate, possiamo individuare tre diversi blocchi di questioni.

Burocrazia, Democrazia e Statuto: snellimento delle procedure burocratiche mediante una riattivazione delle strutture amministrative che facevano capo alle ex-Facoltà; cambio strategia della Direzione Generale; trasparenza degli atti degli organi collegiali; modifica statutaria per una designazione elettiva del CdA; 

questioni che attengono direttamente al piano dell’organizzazione interna dell’Ateneo, con scelte che dipendono direttamente dal Rettore e dagli organi collegiali.

Scelte di bilancio: reperimento di risorse per sostegno interno alla ricerca, alle biblioteche ed al parco strumentale; ripensamento sulle sedi periferiche; chiusura di corsi di laurea non sostenibili per distanziamento dai requisiti minimi;

questioni che attengono alla gestione del finanziamento ordinario (FFO) e del reperimento e gestione di finanziamenti regionali e privati, con le politiche relative di iniziativa del Rettore che, per esempio, puntino ad un riequilibrio degli stanziamenti regionali – oggi troppo concentrati sull’industria – a favore delle università.

Trasformazioni istituzionali: Teaching School, una prospettiva da respingere per rimanere Università; Federazione (Trieste, Verona, Venezia, Padova), possibile solo su base di investimento per potenziamento;

Diritto allo studio e reclutamento: mantenimento delle borse di dottorato senza perdere risorse da destinare ad apprendistato scientifico in industrie; contenimento delle tasse universitarie; allargamento della base dei docenti di I e II fascia; abolizione dei ricercatori TD e ripristino di ricercatori TI;
 
questioni che attengono al ruolo del Rettore come rappresentante di una comunità rispetto al Ministero ed al Governo e che richiedono un impegno di condotta per salvaguardare la natura universitaria della nostra istituzione, nell'ambito di politiche per correzioni essenziali alla Legge 240/2010. 

Correzioni che solo il Parlamento ha la possibilità di apportare, ma che devono provenire dal movimento delle comunità accademiche, di fronte alla prospettiva di svuotamento progressivo dell’elaborazione e della ricerca scientifica, della formazione superiore e, in definitiva, del futuro di questo Paese.














sabato 9 marzo 2013

Studiare all'Università secondo diversi "Modelli Paese: Finlandia

Testo tratto da:   http://www.guidafinlandia.it/vita-finlandia/studiare-in-finlandia/studiare-finlandia/ 

Studiare in Finlandia: numerose possibilità di studio anche agli stranieri, a costi praticamente nulli.

Non ci sono tasse per studiare in Finlandia

L’educazione superiore in Finlandia è gratuita per tutti, e questo è un grosso incentivo alla mobilità internazionale. 
Sono molti infatti gli studenti di Paesi dove frequentare l’università è un privilegio dei più abbienti. 
Il costo della vita è molto alto in Finlandia, e per risiedere a lungo nel Paese è necessario dare conto (questo almeno in teoria) alle autorità della possibilità di provvedere alle spese di base senza pesare sulle strutture sociali del Paese. 
A meno di essere sponsorizzati da genitori o parenti, è necessario sostenersi trovando un impiego. 
Aiutatevi con la nostra guida su come trovare lavoro in Finlandia 
http://www.guidafinlandia.it/trasferimento-finlandia/lavorare-in-finlandia/come-trovare-lavoro-finlandia/

 

Il sussidio agli studenti

Gli studenti finlandesi godono di un sussidio (opintotuki) che lo Stato da loro per incentivare (o rendere possibile) l’educazione superiore. Questo sussidio è diviso in due parti, una borsa di studio fissa (opintoraha) ed una variabile in relazione all’affitto che si paga (asumistuki). Per cui se uno studente vive con i genitori o possiede un appartamento proprio prende solo l’opintoraha, mentre se paga un affitto prende tutti e due. 
L’asumistuki ovviamente non copre tutto l’affitto: fino ai 252€ viene coperto l’80% della quota, tutto quello che supera la soglia deve essere sborsato dallo studente. 
Il totale massimo di opintotuki che si può ricevere è 470€ al mese per un totale massimo di 55 mensilità. Con una somma del genere coprire le spese di base è molto difficile (a Helsinki poi, dati gli affitti alti, è praticamente impossibile), per cui quasi tutti gli studenti lavorano part-time o ricevono un prestito per studenti, garantito dallo Stato. 
Gli studenti stranieri ovviamente non ricevono il sussidio… a meno di essere cittadini europei e di avere risieduto nel Paese per due anni per motivi non legati all’educazione (ad esempio per lavoro) prima di iniziare a studiare.

 

Test d’ingresso all’università in Finlandia

Se è vero che l’Università è gratuita, c’è da aggiungere che non è propriamente aperta a tutti. 
Innanzitutto la lingua d’istruzione ufficiale, almeno all’Università, è il finnico, e per alcuni corsi di laurea è previsto anche lo svedese. 
Esiste solo una manciata di corsi di laurea la cui lingua di insegnamento è l’inglese, e si tratta di lauree a contenuto molto specialistico. 
Per i corsi di laurea in lingue moderne è necessario avere inoltre una conoscenza approfondita della lingua in questione (a meno che si tratti di una lingua asiatica o africana). 
La situazione migliora nelle facoltà scientifiche, dove è possibile concordare con l’insegnante della letteratura in inglese. 
L’ultima parola spetta sempre al singolo docente, per cui non è possibile dare indicazioni generali. 
Nei Politecnici e nelle scuole applicate al contrario esistono numerosi corsi di laurea in inglese, gettonatissimi dagli studenti stranieri
È ovviamente possibile mettersi d’accordo con i singoli professori per preparare gli esami con letteratura in inglese, ma ciò è a discrezione dei docenti.
Infine, a limitare l’accesso ai corsi di laurea ci pensano gli esami d’ammissione. 
Per poter entrare in una qualsiasi Università o Politecnico è necessario superare un esame d’accesso che verte sulla materia del corso di laurea o sulle discipline accessorie. 
Molto spesso vengono indicati anche i testi da studiare per le prove d’accesso. 
Tutte le informazioni riguardo agli esami sono comunicate in largo anticipo dalle segreterie a coloro che vengono invitati a partecipare alle prove. 
La selezione è generalmente molto dura: in palio ci sono solo pochi posti per ogni corso di laurea, e non è cosa inaudita sentire che qualcuno ha provato 4-5 volte ad entrare in una scuola o in un corso di laurea particolarmente ambito. 
Alcune università (come quella di Helsinki), per alcuni corsi di laurea prevedono delle quote per stranieri e organizzano prove di accesso in inglese. 
Le quote sono comunque piuttosto basse e i requisiti in termini di punteggio sono leggermente più alti rispetto a quelli degli studenti finlandesi. 
In particolare vige la regola che, per essere ammesso, lo studente straniero deve totalizzare nella prova di selezione un punteggio non inferiore a quello totalizzato dall’ultimo nella graduatoria degli studenti ammessi al corso di laurea.
L’accesso alle lauree di secondo livello per uno studente straniero solitamente non comporta un esame di accesso, ma è previsto un altro tipo di selezione che dipende largamente dal regolamento interno della Facoltà. 
Solitamente è richiesta una lettera di presentazione da parte di un docente dell’Università in cui ci si è laureati, ma è anche possibile che si venga invitati ad un colloquio sulla cui base viene decisa l’idoneità del candidato ad entrare nell’Università.

http://www.guidafinlandia.it/vita-finlandia/studiare-in-finlandia/studiare-finlandia/


 

lunedì 4 marzo 2013

Studiare all'Università secondo i diversi "Modelli Paese": Olanda


Nell'impossibilità di stare zitti di fronte al delitto in corso costituito dall'assassinare ignobilmente l'Università del nostro Paese proponiamo "modelli Paese" alternativi, a cominciare dall'Olanda che ha un territorio esteso quanto il Veneto e ha 12 Università di cui 8 tra le prime 50 in qualsiasi ranking internazionale. 
Naturalmente in Olanda le tasse universitarie per gli studenti sono zero, o quasi.
Meditate "gente", meditate .... 





venerdì 22 febbraio 2013

Assemblea in UniUD, mercoledì 20 marzo ore 17: Le domande da porre ad un Rettore

Assemblea dell’Università di Udine

Mercoledì 20 marzo 2013, ore 17 
Piazzale Kolbe 4, Udine  –   Aula A 
Le domande da porre ad un Rettore


Cari colleghi,
lo scorso 6 febbraio si è svolta l’assemblea della comunità accademica di Udine, sul tema “Tra progetti di federazione e segnali di dismissione della ricerca: costruire un impegno per l’Università”.  Come annunciato, all'assemblea ha partecipato il  Magnifico Rettore, accompagnata dal Delegato alla Ricerca, prof. Morgante. 

Dopo un’introduzione che ha riassunto il clima indotto  dalla pubblicistica denigratoria sull'Università  a fronte dei segnali di svuotamento dell’istituzione, del persistente sotto-finanziamento e delle percezioni di isolamento rispetto alle realtà locali, sono state presentate al Rettore le domande riguardanti le prospettive di federazione inter-ateneo  che avevano destato interrogativi sui riassetti organizzativi ed il diritto allo studio.
La risposta molta articolata del Rettore ha esaminato il quadro istituzionale dei finanziamenti all'Università di Udine a fronte degli impegni, evidenziando le criticità che giustificano le ipotesi federative.  In questa luce è emerso chiaramente il quadro riduttivo entro cui si muovono tutte le misure che definiscono le tappe della federazione.  Possiamo affermare che un progetto di federazione che si muova  in una cornice restrittiva come dal contesto descritto dal Rettore è solo da rifiutare in blocco.
La conclusione è dettata da una semplice convinzione: l’Università deve essere l’istituzione pubblica che promuove  e migliora la produzione e la trasmissione della scienza. 

Come documentato da evidenze schiaccianti sull'Università italiana,  nelle attuali condizioni di sostanziale sottodimensionamento, di esiguità della spesa universitaria pubblica rispetto al PIL, di livello qualitativo in termini di produzione scientifica e standard della formazione,  non possiamo accettare un piano teso solo ad un ridimensionamento riduttivo delle strutture esistenti. 
Si tratta una mossa, per il momento subdola,  per scardinare la consistenza e la qualità dell’Università italiana,  allo scopo di ridurne significativamente le dimensioni, favorendo nel contempo iniziative private, per una platea di utenti che dovrebbe divenire sempre più elitaria.
Il confronto sulle problematiche della federazione porta a concludere che qualsiasi iniziativa in tal senso si giustifica solo  se conduce ad un effettivo guadagno da parte di tutti  i federati. 

In termini concreti, questo significa che una federazione ha senso solo per migliorare, e migliorare, nella condizione attuale dell’Università italiana, significa aumentare le risorse perché gli sprechi che ci vengono addebitati sono solo faziose invenzioni a confronto dell’esiguità degli stanziamenti ricevuti. 
Non c’è bisogno di federazioni per individuare situazioni problematiche visto che queste possono essere riconosciute e corrette, secondo legge ed onestà intellettuale, dai singoli Atenei.
Questi temi saranno ancora centrali nel prossimo futuro e riteniamo debbano impegnare al confronto con la comunità universitaria il prossimo Rettore. 

Per questo vogliamo mettere a punto una serie precisa di quesiti da proporre ai candidati alla carica rettorale in sede di riunione plenaria  di presentazione
Per discutere ed elaborare questi quesiti proponiamo di tenere la prossima assemblea della comunità universitaria il 20 marzo 2013  (ore 17,  p.le Kolbe, aula A).




venerdì 8 febbraio 2013

In Assemblea condivisione della Compagno e dei presenti del bilancio sulla condizione dellUniversità e dell'Ateneo




















Per quelli che ritengono che i benefici dell'istruzione universitaria siano solo privati


Federconsumatori: UNIVERSITA' - Comunicato stampa del 31 gennaio



Università: diminuiscono i laureati e si blocca la mobilità sociale 

Negli ultimi 10 anni gli iscritti all’università sono diminuiti del 17%, mentre le tasse universitarie aumentano costantemente: addirittura +7% solo nell’ultimo anno (dati O.N.F. - Osservatorio Nazionale Federconsumatori).
I dati forniti dal Cun (consiglio Universitario nazionale) denunciano inequivocabilmente come sia stato leso, di fatto, il diritto allo studio, soprattutto delle famiglie meno abbienti e si sia bloccata la mobilità sociale.
Anche la contrazione dei docenti (-22%) conferma che il nostro Paese non investe più in sapere, innovazione e ricerca. 
Accanto alla fuga dei cervelli ormai si è consolidata l’idea che la laurea non garantisca più migliori possibilità lavorative. Del resto, il lavoro professionale è mal pagato: il reddito dei professionisti iscritti alla gestione separata INPS è di 16.555 euro lordi annui, in calo del 30% negli ultimi 5 anni (elaborazioni su dati INPS 2011).
 Tutto questo ci rende  inadempienti rispetto alle direttive europee, che chiedono agli Stati membri di investire sul futuro delle giovani generazioni garantendo l’accesso ai saperi e alle professioni e, soprattutto, mette il nostro Paese in grave difficoltà nella competizione internazionale.
Di fronte a questa situazione, dichiarano Federconsumatori e UdU, è necessario un piano straordinario che inverta una tendenza che sta diventando strutturale.
L'Italia è uno dei paesi in Europa con il minor tasso di laureati per abitante, questi dati ci dicono che la situazione peggiorerà drasticamente nei prossimi anni. Se il sistema Italia vuole uscire dalla peggior crisi economica della sua storia repubblicana, deve assolutamente ripartire dall'università e dai suoi giovani, ma senza investimenti e con soli tagli questo è impossibile.

http://www.federconsumatori.it/ShowDoc.asp?nid=20130131171708&t=

 






mercoledì 6 febbraio 2013

La follia burocratizzante impera con il DM 30.01.2013, n. 47

Consentitemi una domanda, ma il tempo che noi "impieghiamo" per soddisfare questi obblighi burocratici, riorganizzando i nostri corsi di laurea, come può essere calcolato nel bilancio "produttivo" del sistema universitario? 
La chiamano qualità ma adempiere al decreto ministeriale comporta, fare questa "roba" (Relazione di riesame, SUA) oltre al Rad (modello A, B1 e B2).
E' evidente che tutta questa attività per garantire l'offerta formativa AA per AA sottrae tempo alle attività per cui un Ateneo viene davvero valutato (didattica & ricerca): questo malus, da quale bonus è compensato?

"Se il controllo della qualità non è in sé una cattiva idea, lo stesso non si può dire del modo in cui il Ministero, basandosi sulle indicazioni dell’ANVUR, ha scelto di metterla in pratica. Annunciato da un comunicato stampa del Ministro, è infine uscito il D.M. 47 del 30/1/2013 che recepisce il documento sull’Autovalutazione, Valutazione periodica e Accreditamento (A.V.A.) di sedi universitarie e corsi di studio, diffuso dal ANVUR nel luglio scorso. 
L’obiettivo è ambizioso. Scrive il Ministro nel comunicato stampa: “Le attività di valutazione [...] dovranno verificare e accertare la qualità della didattica e della ricerca, dei corsi di laurea, dell’organizzazione delle sedi e dei corsi di studio, nonché la presenza e i requisiti delle strutture al servizio degli studenti, come le aule e le biblioteche, il resto degli strumenti didattici e tecnologici e, non ultimo, la sostenibilità economico-finanziaria dell’ateneo.” Per chi non sta alle regole la pena è capitale: “Il rispetto di tali requisiti sarà condizione necessaria per ricevere l’accreditamento iniziale.”  Gli atenei dovranno assicurarsi di rientrare nei parametri stabiliti dal Ministero per ricevere l’accreditamento iniziale (e quindi di poter rimanere aperti) entro il 4 marzo 2013: quattro settimane scarse!
Fra tutti i requisiti per l’accreditamento iniziale delle sedi richiesti dal D.M. 47 ci sono due vincoli quantitativi: uno è posto sulla quantità massima erogabile di didattica (misurata in ore di didattica erogata dai docenti), quello che nei documenti dell’ANVUR e nel D.M. 47 viene chiamato “indicatore DID”; l’altro concerne la numerosità massima degli studenti per corso di studio.  Entrambi i valori dipendono dal numero di docenti dell’ateneo. Vi è poi un terzo indicatore, riferito alla “sostenibilità economico/finanziaria” che rende più stringenti i requisiti per istituire nuovi corsi di studio. Gli altri requisiti si riferiscono alla struttura organizzativa e burocratica che gli atenei devono mettere in piedi per sostenere il processo di accreditamento. In questo articolo ci concentriamo sui requisiti quantitativi della didattica erogabile e della numerosità degli studenti, rimandando ad altra occasione l’esame delle procedure amministrativo-burocratiche richieste per l’accreditamento.

Per proseguire nella lettura clicca QUI 



sabato 2 febbraio 2013

Tra progetti di federazione e segnali di dismissione della ricerca: costruire un impegno per l’Università


Assemblea dell’Università di Udine
 
Mercoledì 6 febbraio 2013, ore 17

Piazzale Kolbe 4, Udine  –   Aula A

L’assemblea del 16 gennaio scorso,  indetta da CoUP sui temi riassunti nella comunicazione riportata in calce,  è stata un momento di riflessione produttivo, cui hanno partecipato numerosi colleghi docenti e amministrativi, alcuni responsabili delle organizzazioni studentesche ed alcuni rappresentanti politici.
L’assemblea ha condiviso e sviluppato le tesi proposte per stimolare una presa di coscienza fattiva. 

In particolare abbiamo sottolineato:
 

a) la totale strumentalità e falsità delle argomentazioni di molti influenti opinionisti di ispirazione neoliberale che trasversalmente insistono sulla necessità di un ridimensionamento del sistema universitario, teorizzando la separazione didattica-ricerca;
b) le incognite e i pericoli che il cammino verso modelli di atenei federati tuttora presenta, anche senza nessuna pregiudiziale contrarietà a riassetti organizzativi che prevedano federazioni di atenei;
c) le implicazioni della ristrutturazione e riduzione dell'offerta di formazione universitaria rispetto al diritto allo studio.
 

Il dibattito ha evidenziato ulteriori elementi di un quadro critico che si sta delineando per l’Ateneo di Udine, in particolare in relazione alla assenza di coinvolgimento della cittadinanza e degli organismi politici regionali, dei margini di manovra limitati dell’amministrazione comunale, della disattenzione e di interessi divergenti, quando non in competizione, del tessuto economico-imprenditoriale.
E’ emerso chiaramente che la rilevanza dei temi trattati impone di proseguire ed approfondire il dibattito avviato, auspicabilmente mediante un confronto diretto ed urgente con il Rettore che, manifestata la propria disponibilità all’incontro con la comunità accademica, ha poi precisato la data del prossimo 6 febbraio per una sua partecipazione.
Un’assemblea aperta a tutti è perciò convocata il giorno 6 febbraio 2013, alle ore 17 presso il polo Kolbe (Aula A, P.le Kolbe 4, Udine).

CoUP – Coordinamento per l’Università Pubblica – Udine


http://uniudpubblica.blogspot.it/



Convocazione precedente
Tra progetti di federazione e dismissione della ricerca: quale futuro per l'Università di Udine?
Nel quadro delle problematiche aperte dall’attuazione della riforma Gelmini, emerge la ragione vera alla base delle scelte di sottodimensionamento e sottofinanziamento dell’Università italiana che la riforma istituzionalizza e per cui predispone una governance fortemente accentrata nella figura dei rettori e dei direttori generali.
Il progetto di ridimensionamento del settore della formazione superiore e di progressivo svuotamento delle istituzioni accademiche pubbliche, corrispondente ad una netta limitazione del diritto allo studio, si delinea sempre più come piano di ridefinizione dei vari atenei in strutture rivolte alla sola didattica e strutture complete, dove la didattica sia affiancata anche dalla ricerca.
Questa scelta è totalmente sbagliata rispetto alle necessità del Paese e discende solo dalla politica di disimpegno complessivo e smantellamento dello stato sociale che viene perseguita nell’ottica dominante neoliberista.
Il piano di ridimensionamento della spesa pubblica per l’istruzione superiore va respinto. Come suggerito dai colleghi di ROARS (http://www.roars.it/online/universita-e-ricerca-prime-proposte-roars-per-una-discussione/), dobbiamo ricordare che:

1. l’Italia ha solo il 21% di laureati nella fascia 25-34 anni, occupando il 34-esimo posto su 37 nazioni;
2. l’Italia è solo trentunesima su 36 nazioni per quanto riguarda la spesa per educazione terziaria rapportata al PIL;
3. durante la crisi, mentre in 24 nazioni su 31 la spesa complessiva in formazione cresceva in rapporto al PIL, in Italia la spesa non solo è diminuita ma ha subito il calo più pesante di tutte le nazioni considerate ad eccezione dell’Estonia;
4. la spesa cumulativa per studente universitario è inferiore alla media OCSE e ci vede sedicesimi su 25 nazioni considerate;
5. le tasse universitarie sono tra le più alte in Europa: l’Italia è quarta dopo Regno Unito, Paesi Bassi e Portogallo.

In base a questi fatti il progetto da sostenere è completamente opposto a quello perseguito dalla riforma Gelmini e dalle politiche ad essa conseguenti. Le università non vanno smantellate, bensì potenziate. Le competenze scientifiche esistenti non vanno dismesse, bensì valorizzate. La dislocazione attuale delle sedi universitarie non è un problema, bensì una risorsa che va ampliata e articolata per qualificare ed innalzare il livello di formazione dei giovani. Questa prospettiva, infatti, è l’unica possibile per affrontare le difficoltà crescenti dell’economia globalizzata con gli strumenti di una competenza scientifica diffusa di alto livello.
Nel contesto dello svilimento complessivo delle strutture accademiche, l’Università di Udine sembra purtroppo destinata a diventare un polo satellite di una federazione veneto-friulana di atenei,  un polo destinato alla sola didattica o, al massimo, una sede didattica con qualche marginale attività di ricerca (biotecnologie agrarie?).
Anche senza nessuna pregiudiziale contrarietà a riassetti organizzativi che prevedano  federazioni di atenei, riteniamo necessario evitare quelle operazioni che, col pretesto della razionalizzazione amministrativa e dell’economia di scala, attuino solo ridimensionamenti netti delle strutture esistenti, compromettendo i loro livelli di incisività qualitativa e quantitativa. Vogliamo ribadire che la difesa delle attività scientifiche e delle professionalità che operano a Udine non muove da alcuna spinta localistica, ma riflette solo la ferma convinzione del ruolo centrale che la ricerca scientifica ha nell’istituzione accademica: l’Università ha senso solo se la didattica è strettamente legata alla ricerca.
Le competenze e la sviluppo di scuole in numerose e diverse aree scientifiche sono il patrimonio di oltre 30 anni di lavoro dei ricercatori udinesi, un patrimonio che non può essere dissipato perché, come l’Università pubblica, è un bene comune che ha bisogno solo di continuità.
L’Università di Udine trae la sua ragione d’essere da questa attività di ricerca scientifica e la stessa  città di Udine ne ha tratto e continua a trarne vivacità e stimoli. Per difendere tutto ciò, per discutere e trovare le strategie di un movimento, per focalizzare queste tematiche specifiche nel quadro più generale di una risposta alla riforma Gelmini, abbiamo indetto un’assemblea aperta a tutti  il 16 gennaio  2013, alle ore 17 presso il polo Kolbe (Aula A, P.le Kolbe 4, Udine).


venerdì 1 febbraio 2013

Diritti costituzionali calpestati: che sia oboleta la Costituzione o in mala fede chi giura e/o ha giurato sulla Costituzione ?


mfurfaro  
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”. Articolo 34 della Costituzione italiana.

MARCO FURFARO – Nell’Italia dei Professori non abbiamo più studenti

 Un articolo che non viene rispettato, anzi. Ma che dà luogo a un’illusione collettiva per una generazione cresciuta e formatasi grazie alle fatiche dei propri genitori: quelli che vedevano il conseguimento della laurea per i figli come il biglietto vincente per l’entrata nel mercato del lavoro, quelli per cui loro avrebbero dovuto avere una vita più serena, un lavoro migliore del loro. Niente di tutto questo.

Nel paese in cui si parla di merito, a sproposito, da circa vent’anni, uno studente su quattro non ottiene la borsa di studio nonostante l’abbia vinta. Questo perché l’Italia è l’unico paese Ocse in cui esiste l’insopportabile figura dello “studente idoneo non beneficiario”: studenti che hanno vinto la borsa, per le condizioni economiche (svantaggiate) della propria famiglia e perché in pari con gli esami (il merito), ma che gli viene negata per mancanza di fondi. Qualcosa di incostituzionale, a leggere sopra, ma che sembra interessare molto poco la classe dirigente di questo paese. A coloro cui la borsa viene erogata non va molto meglio: nel Lazio, per esempio, l’Azienda regionale per il diritto allo studio ha concesso la borsa in molti casi con ben due anni di ritardo.
Anche per questo diminuiscono le immatricolazioni all’università. Perché non c’è solo la precarietà di una generazione, c’è la povertà che imperversa, il lavoro che manca e che restringe le possibilità di accedere agli studi formativi, di pagarsi l’Università, un affitto e tutto i costi di un soggetto in formazione.
Negli ultimi dieci anni, gli immatricolati sono scesi da 338.482 (anno accademico 2003-2004) a 280.144 (2011-2012), con un calo di 58.000 studenti (-17%). Come abbondantemente scritto in queste ore, è come se in un decennio fosse scomparso un intero ateneo di grandi dimensioni, ad esempio la Statale di Milano.

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