giovedì 30 agosto 2012

Co.N.P.Ass. ISTANZA D'ACCESSO ATTI

All'ANVUR
Piazza Kennedy n. 20
00144 - Roma
RACCOMANDATA PEC
anvur@pec.it
 
Oggetto: Istanza di accesso ex art. 25 l. 241 del 1990 e s.m.i. - Atti A.S.N. 
Il sottoscritto prof. Calogero Massimo Cammalleri nato a Catania il 16 giugno 1964, nella qualità di presidente e legale rappresentante pro tempore del Co.N.P.Ass. (Coordinamento Nazionale dei Professori Associati delle Università Italiane),
premesso
  • che sono stati pubblicati sul sito dell'ANVUR e del Miur gli atti e gli allegati relativi alle mediane di tutti i settori concorsuali in tema di Abilitazione Scientifica nazionale (ASN);
  • che il Conpass è un'organizzazione di professori universitari, costituita in forma di associazione
  • professionale senza fine di lucro, regolarmente registrata presso l'Agenzia delle Entrate di Palermo,
  • rappresentativa degli interessi culturali e professionali dei professori universitari;
  • ritenuto che i documenti concernenti l'ASN pubblicati non forniscono i dati disaggregati utilizzati per la costruzione delle mediane, per le normalizzazioni, per il calcolo degli indici, per la classificazione delle riviste (secondo  i rispettivi criteri), sia per i settori bibliometrici sia per i settori non bibliometrici;
considerato
  • di avere interesse all'accesso e alla copia dei dati di cui appresso sia per esigenze di studio dei dati e criterio stessi, sia – non da ultimo – per la tutela delle situazioni di diritto e di interesse dei suoi associati funzionale alla tutela giurisdizionale, anche mediante azione collettiva (ricorrendone le condizioni), sia come associazione sia come azione cumulativa;
chiede
  • di estrarre copia (anche in formato digitale) dei seguenti atti:
    • per i settori bibliometrici :
      1. prospetto analitico dei dati individuali utilizzati per il calcolo delle c.d. "mediane" degli indicatori di attività scientifica di cui all'allegato A del DM 7.6.12, distintamente per i professori di prima e di seconda fascia di ogni settore concorsuale, o, nel caso di distribuzioni multimodali, di ogni settore scientifico-disciplinare o sottoinsieme omogeneo dello stesso
    • per i settori non bibliometrici :
      1. elenco delle riviste scientifiche considerate per il calcolo delle mediane;
      2. verbale contenente le ragioni analitiche di esclusione dall'elenco delle riviste scientifiche di ciascuna rivista comunque presente sul Cineca e non considerata;
      3. elenco delle riviste scientifiche considerate di classe A;
      4. verbale contenente le ragioni analitiche di esclusione dall'elenco delle riviste scientifiche di classe A delle riviste comunque presente sul Cineca e non considerate;
      5. verbale contenente le precise definizioni dei prodotti scientifici definiti libri“ secondo la tipologia elencata dall'ANVUR nel documento di accompagnamento, con particolare rifermento al prodotto „monografia“ e alla precisa definizione che ne viene colà data;
      6. verbale contenente le precise motivazioni dell'esclusione di altri tipi di prodotto scientifico dal calcolo delle mediane, quali ad esempio la curatela“, la „produzione di mostre“ in formato fisico virtuale; la costruzione di strumenti della ricerca quali lessici, enciclopedie, dizionari, le note a sentenza con titolo.
Decorso infruttuosamente il termine di trenta giorni dalla ricezione della presente si adirà il giudice
amministrativo.

Salvezze illimitate.
 
Il presidente nazionale Co.N.P.Ass.

mercoledì 1 agosto 2012

COMUNICATO DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE UNIVERSITA’ BENE COMUNE SUI RISULTATI DEL CONTROSONDAGGIO SUL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO

 

12 luglio 2012

Il 16 maggio si è concluso il controsondaggio promosso dall’Assemblea Università Bene Comune sul valore legale del titolo di studio, iniziato il 17 aprile e realizzato attraverso un questionario somministrato in formato elettronico per l’autocompilazione via web. Il questionario riguardava, oltre al problema del valore legale, anche altri aspetti dell’organizzazione dell’università nel nostro paese, sui quali daremo puntuale notizia nei prossimi giorni.
Nonostante il silenzio assordante della stampa, attraverso la rete e il
passa parola al sondaggio hanno risposto 4.155 cittadini, di cui il
58,7% appartenenti al mondo universitario. Va subito osservato che il 69% dei rispondenti non ritiene che quella del valore legale del titolo di studio sia una priorità per il sistema universitario italiano. Tra i rispondenti i gruppi più numerosi sono quelli degli studenti (22%) e dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato (44%). Analizzando l’insieme dei rispondenti secondo il titolo di studio emerge che ben il 45,6% è laureato e il 26,6% ha conseguito il dottorato di ricerca. Si tratta quindi di un insieme altamente informato sulla situazione universitaria, in cui la percentuale di rispondenti sotto i 35 anni è pari al 38%.

Complessivamente l’84% dei rispondenti ha espresso un parere contrario all’abolizione del valore legale del titolo di studio. Questo risultato si aggiunge e fornisce conferma a quello registrato dal sondaggio organizzato dal ministro Profumo, al quale hanno partecipato quasi 24.000 cittadini, di cui il 74% è contrario all’abolizione del valore legale del titolo di studio.
L’esito concorde dei due sondaggi, tra di loro indipendenti e indirizzati verosimilmente a strati di popolazione ben differenziati,
indica in modo non equivoco che l’orientamento prevalente della
cittadinanza, quantomeno della sua componente più attiva ed informata sulle problematiche in oggetto, vuole che il sistema di istruzione della Repubblica mantenga e rafforzi le caratteristiche di inclusività e di promozione sociale che la Costituzione del 1948 indica come stelle polari dell’azione politica, in quanto presupposto necessario affinché tutti i cittadini possano essere egualmente liberi. In pratica l’esito dei due sondaggi certifica che i cittadini vogliono, concretamente e non in astratto, una politica che faciliti l’accesso delle classi meno abbienti ai gradi più elevati dell’istruzione.




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mercoledì 25 luglio 2012

SALVARE L’UNIVERSITà: APPELLO UNITARIO – INIZIATIVA NAZIONALE

ADI, ANDU, CISL-Università, CONFSAL-SNALS-CISAPUNI, CoNPAss, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SUN, UDU, UGL-INTESA-FP, UIL RUA e USB-Pubblico impiego hanno lanciato un APPELLO per salvare e rilanciare l’Università.

Nell’APPELLO “le Organizzazioni e le Associazioni universitarie denunciano ancora una volta lo stato di estrema criticità in cui versa l’Università italiana, aggravata dal recente Decreto Legge sulla spending review.”

Si criticano, in particolare, gli “interventi ministeriali” e gli “immensi poteri dell’ANVUR” e si denunzia un ”attacco al valore legale dei titoli di studio”, la ”ulteriore riduzione del diritto allo studio” e “il mantenimento del blocco delle assunzioni in ruolo e delle carriere”.

Si sviluppa una puntuale analisi e si avanzano precise proposte per “rapidamente modificare le norme sull’Università nella direzione opposta a quella finora seguita”.

Infine le Organizzazioni e le Associazioni universitarie chiedono “a tutte le forze politiche e alla società civile un confronto sulle questioni” “poste anche in vista della prossima scadenza elettorale che si augura possa portare alla costituzione di un Parlamento e di un Governo che non ascoltino soltanto coloro che hanno interesse allo smantellamento dell’Università statale.”

Le Organizzazioni e le Associazioni universitarie torneranno a riunirsi ai primi di settembre anche per promuovere “una iniziativa nazionale entro la fine di settembre”.

 

domenica 22 luglio 2012

FRANCIA : cosa ha fatto Hollande in 56 giorni di governo

Magari fosse vero
Ecco cosa ha fatto Hollande (non parole, fatti) in 56 giorni di governo:  ha abolito il 100% delle auto blu e le ha messe all’asta;  il ricavato va al fondo welfare da distribuire alle regioni con il più alto numero di centri urbani con periferie
dissestate.

Ha fatto inviare un documento (dodici righe) a tutti gli enti statali dipendenti dall’amministrazione centrale in cui comunicava l’abolizione delle “vetture aziendali” sfidando e insultando provocatoriamente gli alti funzionari, con frasi del tipo “un dirigente che guadagna 650.000 euro all’anno, se non può permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio guadagno meritato, vuol dire che ètroppo avaro, o è stupido, o è disonesto. La nazione non ha bisogno di nessuna di queste tre figure”.
 

Touchè. 
 
Via con le Peugeot e le Citroen.
345 milioni di euro risparmiati subito, spostati per creare (apertura il 15 agosto 2012)  175 istituti di ricerca scientifica avanzata ad alta tecnologia assumendo 2.560 giovani
scienziati disoccupati “per aumentare la competitività e la produttività della nazione”.

Ha abolito il concetto di scudo fiscale (definito “socialmente immorale”) e ha emanato un urgente decreto presidenziale stabilendo un’aliquota del 75% di aumento nella tassazione per tutte le famiglie che, al netto, guadagnano più di 5 milioni di euro all’anno.
Con quei soldi (rispettando quindi il fiscal compact) senza intaccare il bilancio di un euro ha assunto 59.870 laureati disoccupati, di cui 6.900 dal 1 luglio del 2012, e poi altri 12.500 dal 1 settembre come insegnanti nella pubblica istruzione.

Ha sottratto alla Chiesa sovvenzioni statali per il valore di 2,3 miliardi di euro che finanziavano licei privati esclusivi, e ha varato (con quei soldi) un piano per la costruzione di 4.500 asili nido e 3.700 scuole elementari avviando un piano di rilancio degli investimenti nelle infrastrutture nazionali.

Ha istituito il “bonus cultura” presidenziale, un dispositivo che consente di pagare tasse zero a chiunque si costituisca come cooperativa e apra una libreria indipendente assumendo almeno due laureati disoccupati iscritti alla lista dei disoccupati oppure cassintegrati, in modo tale da far risparmiare soldi della spesa pubblica, dare un minimo contributo all’occupazione e rilanciare dei nuovi status sociale.

Ha abolito tutti i sussidi governativi a riviste, rivistucole, fondazioni, e case editrici, sostituite da comitati di “imprenditori statali” che finanziano aziende culturali sulla base  di presentazione di piani business legati a strategie di mercato avanzate.

Ha varato un provvedimento molto complesso nel quale si offre alle banche una scelta (non imposizione):
chi offre crediti agevolati ad aziende che producono merci francesi riceve agevolazioni fiscali, chi offre strumenti finanziari paga una tassa supplementare: prendere o lasciare.

Ha decurtato del 25% lo stipendio di tutti i funzionari governativi, del 32% di tutti i parlamentari, e del 40% di tutti gli alti dirigenti statali che guadagnano più di 800 mila euro all’anno. Con quella cifra (circa 4 miliardi di euro) ha istituito un fondo garanzia welfare che attribuisce a “donne mamme singole” in condizioni finanziarie disagiate uno stipendio garantito mensile per la durata di cinque anni, finchè il bambino non va alle scuole elementari, e per tre anni se il bambino è più grande. Il tutto senza toccare il pareggio di bilancio.

Risultato: ma guarda un po’: SURPRISE!!:
 
Lo spread con i bund tedeschi è sceso, per magia.
E’ arrivato a 101 (da noi viaggia intorno a 470).
L’inflazione non è salita.
La competitività e la produttività nazionale è aumentata nel mese di giugno per la prima volta da tre anni a questa parte.

Hollande è un genio dell’economia?

No.
E’ una persona normale.
E’ un socialista normale.
E’ una persona di sinistra normale.

mercoledì 9 maggio 2012

Partecipa e diffondi! Compila il contro-questionario: www.valorelegale.org


Scuola e Università bene comune lanciano un contro-questionario sul valore legale del titolo di studio e su tutti i temi dell'università per smascherare gli inganni del ministro Profumo.

Partecipa e diffondi!


Compila il contro-questionario:
www.valorelegale.org

Per alcune settimane il sito del Miur ha ospitato un questionario sul valore legale del titolo di studio, organizzato in modo pregiudiziale e con il fine di ottenere un risultato scontato: "Sì all'abolizione del valore legale del titolo di studio".

L'Assemblea nazionale per un'Università-bene-comune e la Convenzione nazionale della Scuola-bene-comune hanno pertanto deciso di proporre un loro questionario che risulti viceversa trasparente e senza secondi fini, esponendo esplicitamente gli argomenti sia di chi è favore sia di chi è contrario all'abolizione.

Attraverso l'iniziativa si vuole offrire ad ogni cittadina/o della Repubblica la possibilità di esprimersi in modo diretto su un tema che riguarda il futuro del nostro paese e la qualità della nostra democrazia: garantire o non garantire uguaglianza di opportunità nella formazione scolastica e universitaria alle nuove generazioni?

Da parte loro le Assemblee organizzatrici si sono già espresse negativamente rispetto all'abolizione del valore legale del titolo di studio. La mossa del MIUR appare infatti rientrare nei piani del processo di privatizzazione dell'istruzione pubblica già in atto, come emerge dal complessivo definanziamento di scuola e università; dall’adozione di sistemi di valutazione punitivi; dal sostanziale azzeramento del fondo per il diritto allo studio; dal blocco del turn-over; dalla chiamata diretta degli insegnanti, dai contributi "volontari" delle famiglie per l’ordinario funzionamento delle scuole, e dall'aumento vertiginoso delle tasse universitarie.

Il risultato della cancellazione del valore legale del titolo di studio, in un paese come l'Italia, porterebbe inoltre in pochi anni a classificare i diplomati e i laureati solo in base alla scuola o all'ateneo di provenienza, e non alle reali qualità individuali. Verrebbe a realizzarsi così una divisione fra chi potrà permettersi scuole e università di serie A e chi non potrà per ragioni economiche, un ritorno a un passato che pensavamo ormai superato, quando i figli dei dottori facevano i dottori e i figli degli operai gli operai.

La parola dunque ai cittadini/e ricordando sempre e con ammirazione l'articolo 3 della nostra Costituzione nel suo secondo comma, che sintetizza l’agire e l’essere del nostro impegno civile: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

Rispondi al contro-questionario: www.valorelegale.org

Conclusione del contro-questionario il 15 maggio 2012

Università bene comune
Scuola bene comune

http://unibec.temilavoro.it/?p=79
http://www.urlodellascuola.it/

PARTECIPA E DIFFONDI IL CONTRO-QUESTIONARIO SUL VALORE LEGALE E SULL'UNIVERSITà!

BATTIAMO PROFUMO SULLA DEMOCRAZIA!

sabato 5 maggio 2012

IL PARADOSSO ITALIANO

Il CNRS francese lo definisce il “paradosso italiano”. Riguarda il fatto che, a fronte degli scarsissimi finanziamenti pubblici e privati alla ricerca scientifica, il numero (e la qualità) delle pubblicazioni scientifiche dei ricercatori italiani è significativamente alto. Si calcola che – nel periodo compreso fra il 2004 e il 2006 – il finanziamento pubblico alle Università italiane è stato circa pari all’1.13% del PIL, contro l’1.84% della media europea e che il finanziamento da parte di imprese private è stato pressoché irrilevante.

In Italia, sono occupati nel settore della ricerca poco più di 3 lavoratori su mille occupati; in Francia lavorano 8 ricercatori su mille occupati. Fra il 1998 e il 2008, i ricercatori italiani, nel loro complesso, hanno prodotto quasi 380mila pubblicazioni, ponendo il nostro sistema della ricerca all’ottava posizione nel mondo e alla quarta posizione in Europa. I ricercatori italiani più produttivi sono collocati nelle aree delle scienze mediche, matematiche e fisiche, e, in questi settori, nel periodo considerato, le pubblicazioni italiane sono state fra quelle maggiormente citate su scala internazionale.

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lunedì 23 aprile 2012

Limiti e prospettive della ricerca universitaria (Francesco Sylos Labini)

LA FONDERIA  ha organizato un incontro alla London School of Economics nel corso del quale è stato presentato il seminario “LIMITI E PROSPETTIVE DELLA RICERCA UNIVERSITARIA ITALIANA” da parte di Francesco Sylos Labini. 
Ne ha discusso: Marco Simoni (LSE). [Venerdì 20 aprile, 18:00-19:30 London School of Economics and Political Science New Academic Building (Room: NAB.2.04) 54 Lincolns Inn Fields – WC2A 3LJ – Londra.

La Fonderia è un laboratorio politico nato a Oxford ma che guarda all'Italia. Un gruppo di giovani Italiani accomunati dalla voglia di cercare un punto di vista comune su problemi cruciali per l'Italia, usando la distanza per adottare un approccio più sistematico e meno fazioso con l'ambizione di fare proposte concrete per migliorare il nostro Paese. 

Il paradosso italiano illustrato da Francescio Sylos Labini consiste nel fatto che in definitiva siamo settimi al mondo per produzione scientifica, ma con governi che non investono e sembrano compiacersi delle difficoltà, indotte dalle carenze di finanziamenti, del sistema dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca pubblica,

Un Paese che alla scienza preferisce le scarpe made in Italy e che «... se vogliamo che l’Italia non scenda in serie B, dobbiamo esigere un’università di serie A».

A dire di Francesco Labyni: «... il dibattito è stato intenso e lungo ed è dovuto finire per limiti di tempo. Si è svolto nel nuovo fabbricato della LSE, quello inaugurato dalla Regina nel 2008. Esattamente quello in cui la sovrana chiese a un gruppo di economisti allineati per l’occasione come mai nessuno avesse previsto il crollo finanziario».


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lunedì 16 aprile 2012

Controsondaggio aperto a tutti i cittadini/e sul valore legale del titolo di studio

COMUNICATO STAMPA

Senato della Repubblica, sala Nassiriya
Si annuncia la convocazione di una conferenza stampa
per martedì 17 aprile, dalle ore 12.00 alle 13.00.

Titolo: Controsondaggio aperto a tutti i cittadini/e sul valore legale del titolo di studio
Tema: "Scuola e università beni comuni"
URL per rispondere al questionario: 
http://www.di.unito.it/valorelegale

I promotori:
Assemblea nazionale per un'università bene comune
Convenzione nazionale della scuola bene comune

Controsondaggio aperto a tutti i cittadini/e sul valore legale del titolo di studio:
le Assemblee nazionali Università bene comune e Scuola bene comune insieme per smascherare gli espedienti ingannevoli sottesi al questionario proposto dal ministro Profumo sul sito del MIUR

Da alcune settimane il sito del Miur ospita un questionario sul valore legale del titolo di studio, organizzato in modo tale che appare realizzato pregiudizialmente al fine di ottenere un risultato scontato: "Sì all'abolizione del valore legale del titolo di studio". L'Assemblea nazionale per un'Università-bene-comune e la Convenzione nazionale della Scuola-bene-comune hanno pertanto deciso di proporre un loro questionario che risulti viceversa trasparente e senza secondi fini, esponendo esplicitamente gli argomenti sia di chi è favore sia di chi è contrario all'abolizione.

Attraverso l'iniziativa si vuole offrire ad ogni cittadina/o della Repubblica la possibilità di esprimersi in modo diretto su un tema che riguarda il futuro del nostro paese e la qualità della nostra democrazia: garantire o non garantire uguaglianza di opportunità nella formazione scolastica e universitaria alle nuove generazioni?

Da parte loro le Assemblee organizzatrici si sono già espresse negativamente rispetto all'abolizione del valore legale del titolo di studio. La mossa del MIUR appare infatti rientrare nei piani del processo di privatizzazione dell'istruzione pubblica già in atto, come emerge dal complessivo definanziamento di scuola e università; dall’adozione
di sistemi di valutazione punitivi; dal sostanziale azzeramento del fondo per il diritto allo studio; dal blocco del turn-over; dalla chiamata diretta degli insegnanti, dai contributi "volontari" delle famiglie per l’ordinario funzionamento delle scuole, e dall'aumento vertiginoso delle tasse universitarie.

Il risultato della cancellazione del valore legale del titolo di studio, in un paese come l'Italia, porterebbe inoltre in pochi anni a classificare i diplomati e i laureati solo in base alla scuola o all'ateneo di provenienza, e non alle reali qualità individuali. Verrebbe a realizzarsi così una divisione fra chi potrà permettersi scuole e università di serie A e chi non potrà per ragioni economiche, un ritorno a un passato che pensavamo ormai superato, quando i figli dei dottori facevano i dottori e i figli degli operai gli operai.
La parola dunque ai cittadini/e ricordando sempre e con ammirazione l'articolo 3 della nostra Costituzione nel suo secondo comma, che sintetizza l’agire e l’essere del nostro impegno civile:
"È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

URL per rispondere al questionario: 

http://www.di.unito.it/valorelegale

Inizio del controsondaggio 17 aprile 2012, conclusione 15 maggio 2012

Inviato da:
Assemblea nazionale per un'università-bene-comune - http://unibec.temilavoro.it/?p=79
Convenzione nazionale della scuola-bene-comune - http://www.urlodellascuola.it/
http://www.di.unito.it/valorelegale
www.di.unito.it


domenica 15 aprile 2012

ROARS sulla consultazione: valore legale dei titoli di studio

Politici e editorialisti che propagandavano l’esigenza di “abolire il valore legale del titolo di studio” non hanno mai chiarito di che cosa stessero effettivamente parlando. Per quanto riguarda i politici, di ciò vi è una prova istituzionale: i disegni di legge sul tema presentati in Parlamento, nella passata e nella presente legislatura, non dicono che cosa si dovrebbe abolire e sono tutti formulati come mera delega al governo, il quale dovrebbe scoprire che cosa deve essere fatto per realizzare l’obiettivo, che i testi presentano solo come slogan. Va comunque rilevato che i presentatori, forse consapevoli della vacuità dei testi stessi, non ne hanno mai chiesto la discussione.
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sabato 7 aprile 2012

DALL'ASSEMBLEA DI BOLOGNA del 23 e 24 marzo CONTROQUESTIONARIO SUL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO

Il mondo della scuola e dell'università si sono riuniti in assemblea a Bologna il 23 e 24 marzo per protestare contro la distruzione della scuola e dell'università pubblica operate dagli ultimi governi e per lanciare delle inziative coordinate con lo scopo di rilanciare la partecipazione dei cittadini per la difesa della cultura, dell'istruzione e della ricerca pubblica.

In quell'assemblea il mondo dell'università ha espresso una forte critica a tutte le politiche sul mondo della formazione portate avanti dai ministri Gelmini e Profumo, in particolare si è manifestata una forte preoccupazione per i recenti atti del governo 436 e 437 che alzano le tasse sul diritto allo studio e limitano le possibilità per gli atenei di assumere nuovi docenti e per meccanismi di valutazione degli atenei e dei prodotti della ricerca imposti dall'Anvur che mirano alla costruzione di un'università d'elité.


Inoltre tutte le componenti dell'università riunite in assemblea hanno espresso una durissima contrarietà all'abolizione del valore legale del titolo di studio, misura sostenuta da premier Monti, che ha l'obiettivo di differenziare le università tra atenei di serie A e di serie B.


Noi docenti, ricercatori, precari e studenti presenti in assemblea riteniamo che il questionario promosso dal Miur sul valore legale sia una truffa, costruita per avere un plebiscito in favore dell'abolizione del valore della laurea e non tanto per consultare realmente i cittadini, per questo lanciamo da oggi un contro-questionario autogestito che ha l'obiettivo di smascherare gli inganni costruiti dal ministero e di far emergere i reali problemi dell'università.

Vogliamo sfidare il ministro Profumo sul terreno della democrazia, siamo convinti che consultare davvero le componenti della comunità universitaria sia fondamentale per riaprire un dibattito serio sulle sorti dell'università italiana, che parta dai temi e dalle questioni di chi vive in prima persona le conseguenze delle riforme e dei tagli degli ultimi anni. Vogliamo difendere il valore legale del titolo di studio per difendere il valore reale del titolo di studio e dell'università.
A partire da oggi il nostro questionario è online ed è possibile scaricarlo in forma cartacea, saremo da subito presenti davanti alle scuole, alle università e nelle piazze di questo paese per spiegare alle persone le nostre ragioni e per far compilare il nostro contro-questionario convinti che riusciremo a raggiungiere e a far compilare il nostro testo ad un numero elevatissimo di persone.

Chiediamo a tutte le forze sociali e politiche di sostenerci nella battaglia in difesa dell'università pubblica e di difendere il valore legale del titolo di studio promuovendo il contro-questionario, che a breve sarà possibile compilare anche online e che abbiamo l'intenzione di diffondere in tutto il paese.
Quì di seguito potete trovare il contro-questionario nella versione definitiva, invitiamo tutti a stamparlo e a diffonderlo, sarà presto operativa una versione per la compilazione online.




Per proseguire nella lettura clicca QUI

Per il rendiconto dei lavori dell'Assemblea del 22-23 marzo 2012 di Bologna clicca QUI

Per il documento finale completo approvato dall'Assemblea clicca QUI

domenica 4 marzo 2012

Italian and British Universities (and Dickens)



English version was published on the magazine of the highlycited scientists SCIRE, here.  And on Imechanica here.
 
by ARS Ponter (nata originariamente come risposta ad una lettera di Michele Ciavarella).
 
 
Caro Michele, ho pensato a cosa poteva essere fatto utilmente per confrontare il sistema italiano e britannico delle Università, ma è un compito arduo. Ma non posso fare a meno di notare come molti dei tuoi collegh (italiani) hanno lavorato presso università inglesi e americane, e probabilmente, tra di voi, avete intuito abbastanza. Ma ci sono temi importanti. Quanto segue è un pò una digressione e spero che qualcuno di voi potrebbe avere la pazienza di leggere fino alla fine.
 
Ogni paese ha le sue tradizioni ed i vantaggi naturali che proprio non possono essere ignorati. Per la Gran Bretagna è sempre stata la Lingua Inglese, la sua posizione come un'isola e l'accettazione che il talento reale appare dai posti più strani. Anche nel Medioevo, le reti della Chiesa hanno assicurato che gli studenti di talento siano stati portati a Oxford e Cambridge dai villaggi d'Inghilterra. Contro questo, i concetti di classe e la separazione tra istruzione privata e pubblica pesano ancora a favore della possibilità dei più ricchi. Ma in tutti i miei anni di università britanniche, nessuna novità poteva essere compresa senza una comprensione delle forze spesso antiche di guida che caratterizzano la società britannica. Così è anche per l'Italia.
 
L'altro vantaggio acquisito della Gran Bretagna è la sua tradizione scientifica, un dono dato dall’'Italia. Il rinascimento scientifico si è verificato in Europa meridionale. Il genio dell’epoca era Galileo. Ma la sua soppressione da parte della Chiesa ha dato a Newton la possibilità di trovare i fili vitali in dati grezzi di Keplero e molto altro ancora. Avrebbe potuto essere una storia diversa. Ma la tradizione della Gran Bretagna è scientifica e l'applicazione della scienza è stata spesso meglio fatta da Francia, Germania e Italia. La mia alma mater Imperial College è nata dalla constatazione di quanto la Gran Bretagna aveva accumulato un ritardo in educazione tecnica nella metà del 19esimo secolo e gli sforzi di Prince Albert, un tedesco. Per me, da studente, Newton e Hamilton erano figure dominanti, ma quando mi sono trasferito alla teoria dell'elasticità e plasticità erano Castigliano, Betti, Poison, Euler, von Mises, Tresca, Mushkhelishvili, Rabotnov, Katchanov, Prager, Drucker e Koiter e , naturalmente, Giulio Maier (attuale Rettore del CISM), che ho incontrato a Providence, Brown University. La figura dominante nella plasticità nel Regno Unito era Rodney Hill, che è recentemente scomparso. E 'stato rapito dall'argomento durante la guerra e le sue relazioni con il resto dell’accademia del settore erano notoriamente ostili. Ho sempre sospettato che in realtà si vedeva come un fisico e matematico per prima cosa.
 
Nella gamma più ampia del mio settore, se penso degli sviluppi veramente importanti, devono includere gli elementi finiti e di altri metodi numerici e di modellazione costitutiva. Di tutti i nomi che associo a tali soggetti non posso pensare a molti italiani, purtroppo. Ma quando penso alla mia esperienza di studenti italiani che sono venuti a lavorare con me, la loro preparazione di base nelle tecniche teoriche è davvero molto buona. I giovani italiani di talento sono attratti dal nostro argomento. Perché non avete maggiore rilievo? Oppure io sono solo fuori contatto con la vostra realtà?
 
In definitiva, la forza di un sistema universitario si vede dall'esperienza dello studente. Diventeranno (gli studenti) delle figure dominanti nel giro di 20 anni. Gli atteggiamenti e i valori della società che li alimentano e quelli con i quali lavorare a stretto contatto modellerà loro e la generazione di seguire. Nel Regno Unito, in scienza applicata è sempre un pò di battaglia, dato che i nostri colleghi di fisica guardano le applicazioni di ingegneria della scienza come qualcosa che potrebbero benissimo fare da soli - se solo avessero il tempo. Non è così. Le cose sono migliorate da quando un collega anziano membro del consiglio di amministrazione principale del maggior ente di finanziamento alla ricerca mi ha detto, a suo avviso, che la ricerca di ingegneria nel Regno Unito non era molto buona, ma il Consiglio dovrebbe finanziarla per andare avanti. Non dovreste avere queste difficoltà. Ma è vero? Quale sarebbe la vostra risposta al mio fisico ostile?
 
Perché, alla fine, come si fa a giustificare quello che fate? Qual è il dialogo che si svolge attorno a quale tipo di ricerca dovrebbe essere finanziata e per quanto tempo? Che cosa si deve insegnare? È opportuno lavorare da soli o si dovrebbe lavorare in gruppi, attraverso le università? Quale dà la migliore formazione per il giovane ricercatore? Sono molti di voi felici semplicemente di portare avanti la ricerca cercando di dire l'ultima parola su un argomento in cui il centro dell'attenzione si è già spostato altrove? Come la vera originalità è riconosciuta o è solo il numero degli articoli? In una fase iniziale della mia carriera sono stato messo in guardia contro il trascorrere tutta la mia carriera nell’espandere la mia tesi di dottorato. Per gli studenti la maggior parte della ricerca il miglior consiglio è di andare a lavorare con qualcuno che fa qualcosa di completamente diverso. Il fatto che così tanti di voi sembrano rimanere presso l'Università del Comune di nascita ha un effetto su questo? In Gran Bretagna siamo abituati a rompere con la nostra città casa o città, quando dobbiamo andare all'università e raramente ritorniamo. Molti anni fa ho chiesto a un eminente accademico italiano perché era così interessato al soggetto del suo articolo, e di cui io non riuscivo a capire la motivazione.
Era come se non gli fosse mai stata precedentemente fatta questa domanda e non ho avuto una risposta. E 'molto frequentemente fatta questa domanda nel Regno Unito.
 
Se si parla i originalità, l'atteggiamento del Regno Unito è inequivocabile. Il mio supervisore PhD amava raccontare la storia di una conversazione che aveva ascoltato tra GI Taylor e un collega senior. Taylor era l'uomo che ha dimostrato che il flusso della plastica nei metalli può essere causato da dislocazioni, prima di essere osservabile. Il collega voleva far incontrare G.I. al suo allievo di ricerca che, secondo lui, aveva detto assolutamente l'ultima parola sul suo argomento di tesi. Taylor educatamente risposto che sarebbe stato felice di incontrare lo studente, ma che aveva da dire che era solo interessato a quelli che dicono che la prima parola, non l'ultima. Sarebbe tale conversazione possibile in Italia? In alternativa, quale sarebbe la conversazione equivalente, ricordata da uno studente cinquant'anni dopo? Come si giudica l'originalità e come si fa a incoraggiare?
 
Tutto questo è giornaliera conversazione, discussione e decisioni che hanno effetto soprattutto, sullo studente (di dottorato, principalmente).
Questo è tutto nelle vostre mani. Questo è dove l'azione si svolge. Tanta discussione può essere circa gli stipendi, le strutture e il potere, l'ossessione nella mezza età, che naturalmente, può essere importante, ma non sempre. Ho l'impressione dal taglio dei vostri abiti e le auto che guidate che gli accademici italiani se la siano passata effettivamente piuttosto bene negli ultimi anni. Forse si dovrebbe cominciare a pensare a voi stessi come la generazione che ha consumato tutto e divergere la vostra totale attenzione a tutti quei giovani le cui vite si rischia di aver reso molto ma molto più complesse? O si tratta semplicemente di un modo troppo anglosassone di pensare le cose?
 
E, infine, sono consapevole che oggi, 7 febbraio, è il bi-centenario
della nascita di Charles Dickens, scrittore secondo più grande d'Inghilterra, dopo Shakespeare. Il ministro della Cultura ha dato ad ogni ministro nel governo di una copia di un romanzo di Dickens più appropriato per i loro problemi. Il Primo Ministro riceverà due, “grandi aspettative” e “tempi duri”.
Forse Vi manderò gli stessi.


Dickens ha avuto poca istruzione. Suo padre lo mandò in una
piccola fabbrica di scarpe all'età di dieci anni e avrebbe potuto benissimo essere stato uno dei milioni di persone che scompaiono dalla storia. Ma, ad un certo punto della sua giovane vita, si rese conto che aveva la capacità di esprimere la bruciante rabbia sul mondo che vedeva intorno a lui. Ha iniettato nelle menti involontarie di tutti noi per gli ultimi 180 anni l'idea che la partita fuori può essere modellata dalle circostanze economiche e sociali che sono state create per noi e da noi. Ho letto Oliver Twist all'età di dieci anni e già assistito spaventato alla scena iniziale del film di David Lean di Grandi speranze, all'età di sette anni. Un fiore dalla tomba di Dickens era in famiglia nella nostra bibbia, messi lì da un nostro antenato. E' ancora impossibile ignorare lui come le sue grottesche figure che sono ancora in tutto il mondo. Ci sono ancora opportunità da cogliere, la vita è ancora piena di fortuna e sfortuna e, qualunque siano le circostanze della nostra vita, siamo in grado di alzare sopra di essa con la forza di carattere.
 
Shakespeare, analogamente, proveniva da un ambiente umile,
ma almeno aveva una sorta di formazione a Stratford Grammar School, una piccola scuola di campagna cittadina di grammatica non dissimile dalla mia. La mia scuola, il re Enrico VIII Grammar School in Abergavenny, Monmouthshire, aveva, come motto "Ut Prosim" - in modo che possiamo essere di servizio. Si tratta di una motto sufficientemente vago ma certamente implica che vi era molto di più nella vita del solo sopravvivere. Negli ultimi anni hanno cambiato, purtroppo, in una frase che ho già dimenticato, ma era qualcosa come "in poi e verso l'alto" - la fase preferita utilizzata in un popolare programma radiofonico di giardinaggio. Ma io non disprezzo la mia scuola perché il maestro matematica mi ha fatto conoscere Euclide e il mio maestro di inglese inglese mi ha mostrato il rapporto tra storia e letteratura.
 
Poco si sa di Shakespeare a parte alcuni record formali.
Sappiamo dove ha vissuto da bambino, come suo padre è stato portato in tribunale per aver lasciato un mucchio di letame di cavallo fuori della sua casa. Egli appare nella lista degli studenti del liceo e, alla fine della sua vita il suo testamento esiste, in cui ha lasciato il suo letto di ripiego per sua moglie. Questa scarsità di informazioni ha portato ad una vecchia teoria, raccontata ancora una volta in un film recente, che fosse un aristocratico che scrivesse sotto falso nome. Ma la sua opera ha il marchio di un bambino ispirato, molto probabilmente dai suoi insegnanti che lo hanno incoraggiato ad andare a Londra e tentare la fortuna.
 
Ma sia Dickens che Shakespeare erano avvantaggiati e hanno
avuto la loro opportunità, da due cose: la lingua inglese e le circostanze della giornata. Per Dickens è stata la crescita di una forma di giornalismo dove i giornali settimanali includevano una storia “seriale”, un po’ come le soap opera televisive di oggi, avidamente lette da una classe media sempre più benestante e colta. Dalla prima scrittura di brevi pezzi divertenti si trasferì ai suoi romanzi scritti in episodio mensile, a volte con Dickens che partiva avendo poche idee nella mente, su dove la storia avrebbe portato. Questo ha fornito la struttura e dei fondi che lo hanno mantenuto a scrivere. Per Shakespeare è stato il teatro durante il regno di Elisabetta I che ha richiesto nuovi giochi, che riflettono le circostanze della giornata, disponibile “on demand”, con poca censura. Se Dickens fosse morto nella fabbrica Blacking o Shakespeare fosse morto di malattia da incuria del padre con il letame, altri avrebbero scritto, ma certamente non così. Le forme letterarie sono state create da altri per soddisfare le esigenze del tempo, e siamo stati fortunati che, all'interno della solida tradizione letteraria della lingua inglese, due geni siano emersi.
Quindi quali sono i vantaggi naturali e le opportunità della tua età? Chi uscirà dalle vostre Università in 20 anni di tempo per illuminare il mondo?
 
L'Italia ha grandi tradizioni e non è per me capire il mondo in cui vivete, ma, spesso, è il meno ovvio che è il più importante.
 
20 Febbraio 2012
 
Alan  R S Ponter
Emeritus Professor

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          asp@le.ac.uk
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          Room 222, Michael Atiyah
Building

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+44 (0) 116 252 2549
Internal: 2549
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         Prof A S Ponter
         Department of Engineering
         University of Leicester
         Leicester LE1 7RH

Alan Ponter is an Emeritus Professor at Leicester University. A graduate of Imperial College, University of London he has been a Professor at the University of Leicester since 1978. He was Pro-Vice Chancellor of Leicester University between 1987 and 1991 and also between 1994 and 1997. Previously a Fellow of Pembroke College, Cambridge he has held Visiting Professorships at Brown University and the University of California Santa Barbara. He is a Consulting Professor at Chongqing University, Peoples Republic of China and a Visiting Professor at the University of Strathclyde. 
His expertise lies in structural mechanics, plasticity and computational methods, with particular interests in problems involving high temperatures and in simplified and bounding methods as an aid to design. He has been a member of European Community committees concerned with nuclear design and has sat on many committees and working parties of the UK Science and Engineering research Council and Engineering and Physical Sciences Research Council and various industrial consultative committees. He is a member of the EPSRC Review College.
His research interests include;
  1. Variational and minimum theorems for cyclic loading for complex constitutive relationships.
  2. Computational methods for Life Assessment methods at high temperature, with applications to power plant and gas turbine components (in co-operation with the University of Strathclyde)
  3. New design methods for surfaces under rolling contact with particular reference to geotechnical materials (in co-operation with the University of Nottingham Centre for Geomechanics )
  4. The behaviour of composites materials and structures subjected to complex loading. This includes the behaviour of metal matrix composites subjected to variable temperature, the behaviour of laminate structures, and the behaviour of materials where micro stresses are induced by temperature variation.
Current  research is carried out with the support of a Leverhulme
Emeritus Fellowship and in cooperation with Professor Alan Cocks of Oxford University, Dr Olga  Barrera of the Henri Tudor research Centre, Luxembourg and Dr Haofeng Chen of the University of Strathclyde and others.

 
 
Michele Ciavarella, Politecnico di BARI - Italy, Rector's delegate.
http://poliba.academia.edu/micheleciavarella

 

lunedì 20 febbraio 2012

Una prima lettura all' Uovo di Colombo di Confidustria sui beni culturali e la cultura umanistica del Paese

Sulla prima pagina del Supplemento domenicale del Sole 24Ore appare un Manifesto in cinque punti “per una costituente che riattivi il circolo virtuoso tra conoscenza, ricerca, arte, tutela e occupazione”. Roberto Napoletano, direttore del quotidiano, scrive: “il Manifesto… è un po’ figlio di un incontro casuale con Armando Torno… di un paio di settimane fa a Milano, largo Cairoli…”: ne sono dunque noti (almeno i principali) autori. Rilevanza e attualità del tema sono evidenti, e sollecitano riflessioni. La collocazione del Manifesto risulta di particolare interesse per chi sia interessato a un’archeologia politica del processo di riforme degli istituti di alta formazione, e si interroghi sulle politiche educative di Confindustria, mai in primo piano come adesso. Una determinata opacità del testo, oscillante tra convenzionale deferenza per le competenze umanistiche; indifferenza o fatale estraneità al tema dichiarato desta perplessità e impone analisi circostanziate. (o il Si prevede di riservare altro alle discipline storiche e sociali che non sia un ruolo ancillare e diminuito?  Introduciamo, anticipando conclusioni.


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domenica 19 febbraio 2012

Firma l'appello promosso dagli Associati

Un Quadrifoglio per l’Università
proposta dei Professori Associati italiani promossa dal CoNPAss


L’Università come il Paese ha bisogno urgente di liberare risorse ed energie. Perché ciò accada è di fondamentale importanza sciogliere il sistema che limita ad una ristretta frazione di professori – indipendentemente dalla concreta verifica dell’attività da loro svolta – l’accesso alle funzioni direttive e di coordinamento. Questa restrizione, che oltre a rappresentare un inammissibile spreco di risorse determina rendite di posizione e vincoli di subordinazione pesantemente nocivi per un sistema già sofferente di una troppo prolungata carenza di risorse, è determinata da una separazione di ruoli che, in considerazione degli identici compiti didattici e scientifici assegnati ai professori di I e II fascia e, nei fatti, svolti anche dai Ricercatori, non ha alcun fondamento né normativo né operativo (il d.p.r. 382/80, che ancor oggi regola gran parte dello stato giuridico dei professori, prevede(va) al contrario ed esplicitamente una dotazione organica di professori ordinari identica a quella dei professori associati).

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venerdì 10 febbraio 2012

Un primo segnale di buon senso dopo i deliri alla Ichino


Il Governo Monti ripone nelle liberalizzazioni l'aspettativa di dare al Paese la "scossa" che serve per far ripartire la crescita; senza la tenuta del Pil, infatti, gli sforzi richiesti ai cittadini con il decreto salva-Italia rischiano di essere vanificati dal loro esito depressivo in un fragile contesto internazionale.
Il mondo delle Università, sebbene ancora impegnato nella fase attuativa della legge Gelmini e dopo i tagli del 2010 e del 2011, è stato coinvolto a proposito dell'abolizione del valore legale del titolo di studio, per la quale il Governo ha correttamente solo deciso di aprire una discussione. La questione però resta, in particolare l'idea che l'abolizione del valore legale favorisca la competizione fra atenei.
Riteniamo sia giusto promuovere la competizione fra Università; tuttavia, affinché non sia solo una dichiarazione di intenti, occorre innanzitutto definirne il significato e soprattutto le regole. La competizione c'è, solo se fondata su un sistema di regole esplicite, trasparenti e applicabili per tutti. Per questo dobbiamo rispondere alla domanda: su cosa competono gli atenei?



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domenica 29 gennaio 2012

L'Europa, con i suoi obiettivi educativi, è ancora lontana

Secondo l'Istat per quasi un italiano adulto su due il titolo di studio più alto resta il diploma di terza media. È quanto emerge dalle schede del compendio annuale 2011 dal titolo 'Noi Italia', il 47,2% della popolazione in eta' compresa tra i 25 e i 64 anni ha conseguito come titolo di studio piu' elevato soltanto la licenza di scuola media inferiore, valore che - nel contesto europeo - colloca il nostro Paese molto distante dalla media Ue27 (27,9 per cento nel 2009). 
Peggio di noi fanno solo Spagna, Malta, Portogallo. 

Quanto invece alla quota di giovani (18-24enni) con al più la licenza media, che ha abbandonato gli studi senza conseguire un titolo superiore, questa e' pari al 19,2% e colloca il nostro paese in una delle posizioni peggiori nella graduatoria UE27 (media 14,4 per cento nel 2009). 
La partecipazione dei giovani al sistema di formazione dopo il termine del periodo di istruzione obbligatoria è pari all'82,2% nella fascia di eta' 15-19 anni e al 21,3% tra i 20-29enni, rispettivamente 2,7 e 3,8 punti percentuali al di sotto dei valori medi dell'Ue27 (anno 2008).  
Nell'anno scolastico 2007/08, il 12,3% degli iscritti al primo anno e il 3,5% degli studenti del secondo anno delle scuole superiori abbandonano il percorso di studi prescelto senza completare l'obbligo formativo. 
Il 19% dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario (o equivalente), quota cresciuta di 3,3 punti percentuali tra il 2004 e il 2009. 
Tale livello e' tuttavia ancora molto contenuto rispetto all'obiettivo del 40% fissato da "Europa 2020". I giovani Neet (Not in Education, Employment or Training), non piu' inseriti in un percorso scolastico/formativo, ma neppure impegnati in un'attivita' lavorativa, sono poco piu' di due milioni, il 21,2% tra i 15-29enni (anno 2009), la quota piu' elevata a livello europeo. 
Gli adulti impegnati in attivita' formative, un elemento considerato cruciale nella lotta contro l'esclusione sociale, sono il 6% del totale nel 2009, meno della meta' rispetto al livello obiettivo da perseguire entro il 2010 secondo la strategia di Lisbona (12,5 per cento).
Certamente tramite il Censimento Istat 2011 si potrà disporre di un quadro meglio definito, dovremo però aspettare la rielaborazione dei dati. 
Comunque, resta incomprensibile il fatto che la classe dirigente del nostro Paese abbia deciso di ridurre i finanziamneti all'Università e all'Istruzione, quando a partire da questi avrebbero dovuto porre in essere strategie di segno opposto.










sabato 28 gennaio 2012

Una lettera così non sarà mai sottoscritta dai rettori degli Atenei del FVG. Indovinate perchè ?



Lettera aperta a S. E. il Ministro
dell’Istruzione, dell’Università e
della Ricerca
P.zza Kennedy, 20
00144 R O M A


Signor Ministro,
lo scorso 14 dicembre il Suo Ministero ha diffuso i dati sulla dotazione di Fondo di Funzionamento Ordinario (F.F.O.) assegnata ai singoli atenei pubblici nazionali, elaborati in base al Decreto
Ministeriale emanato dal Suo predecessore. La cosiddetta “quota
premiale” del Fondo, quest’anno portata al 12% del totale, comporta, come da normativa, premialità e penalizzazioni finanziarie per gli atenei, cosiddetti, “virtuosi” e “non virtuosi”.
La distribuzione geografica delle due categorie di università è tutt’altro che casuale: se si suddividono i 54 atenei valutati in due
gruppi di pari numerosità, ubicati rispettivamente a nord ed a sud del parallelo passante per Foligno, si ottiene la seguente situazione: dei 27 atenei centro-meridionali solo 2 appaiono, peraltro piuttosto
marginalmente, “virtuosi”, mentre delle 27 università del centro-nord ben 23 rientrano in questa “fortunata” categoria. Questo dato potrebbe prestarsi ad interpretazioni fantasiosamente “antropologiche” (che ci auguriamo Lei voglia rigettare), ma può essere – invece – molto più correttamente interpretato guardando a come è ripartito il totale del Fondo, portando in conto, cioè, il restante 88% (86,5%, al netto della quota di cui all’art.11, c.1, della L. 240/2010).
Il Fondo “storicamente” assegnato dal Ministero ai singoli atenei,
infatti, presenta differenze e sperequazioni assolutamente ingiustificabili, se è vero che l’università meglio finanziata riceve (dati 2010) quasi 6.500 € a studente, mentre la meno supportata deve accontentarsi di poco più di 2.200 €, di circa un terzo, cioè. Come a Lei è ben noto, tali differenze hanno origini, appunto, “storiche”, di molto precedenti alla recente introduzione di criteri meritocratici di premialità, configurandosi quindi come vere e proprie, ingiustificabili, sperequazioni.
E’ evidente che, a fronte di premesse così differenziate, i risultati delle valutazioni di merito sui risultati conseguiti non possono che risentire delle differenti condizioni di partenza. Ed infatti, il confronto tra le due classifiche, di “virtuosità” da una parte e di finanziamento storico dall’altra, risulta particolarmente illuminante: dei 27 atenei sovrafinanzati rispetto alla mediana nazionale (dati 2010) solo 8 hanno sede al centro-sud, e, naturalmente, dei 27 atenei sotto finanziati solo 8 sono del centro-nord.
Da questi dati si può quindi razionalmente, ed inconfutabilmente,
dedurre che, in media, gli atenei che ricevono la maggiorazione di
F.F.O. non sono sovrafinanziati perché “virtuosi”, ma risultano (a
questo punto, solo apparentemente) “virtuosi” (cioè con performance superiori alla media) proprio in quanto già preliminarmente sovrafinanziati!
Tale oggettiva e incontestabile sperequazione, che si ripropone, in
termini sempre peggiori (via via che la cosiddetta quota premiale viene aumentata) da tre anni, ha ormai raggiunto livelli di assoluta
insopportabilità, in quanto sta mettendo in discussione la stessa
sopravvivenza di un sistema universitario nazionale, a servizio
dell’intero paese, e non solo delle regioni centro-settentrionali.
La situazione, già grave, è ulteriormente peggiorata dalle discutibili modalità con le quali sono stati finora definiti i criteri ed i pesi dell’algoritmo di premialità: nel merito, in quanto (ad esempio) nella didattica si premia la facilità di superamento degli esami e non la qualità della formazione ricevuta, e nella ricerca si portano in conto solo alcuni capitoli di finanziamento nazionale ed europeo, e non altri, e si ignorano gli indicatori bibliometrici internazionali di produttività scientifica. E nel metodo, poiché criteri e pesi vengono rivisitati ogni anno, e sempre a posteriori, il che vanifica ogni seria volontà di management by objective da parte degli atenei.
E’ appena il caso di ricordare, inoltre, che alle sperequazioni nella distribuzione del finanziamento ordinario si sommano le enormi differenze tra i livelli di tassazione sopportabili dalle rispettive popolazioni studentesche e tra i contributi offerti, alle università
locali, dai rispettivi territori: in primis da parte degli enti locali e delle fondazioni bancarie, notoriamente molto più ricchi nelle regioni centro-settentrionali di quanto accada nel meridione d’Italia. Di tali differenze dovrà tener conto anche il nuovo criterio di valutazione della sostenibilità economico-finanziaria, destinato a sostituire l’attuale “regola del 90%”, se si vogliono evitare ulteriori
discriminazioni a danno degli atenei ubicati nelle regioni più povere,
premiando (paradossalmente) chi ha potuto e voluto applicare tasse
studentesche più elevate, anche oltre il limite di legge del 20% del
F.F.O..
Siamo naturalmente consapevoli del fatto che tutte le anomalie sovra evidenziate hanno cause ben precedenti al recentissimo inizio del Suo mandato, e confidiamo nella Sua universalmente apprezzata esperienza e competenza in materia perché voglia al più presto intervenire per porre rimedio a questa situazione, che rischia di trasformare la premialità meritocratica (della cui indifferibile necessità siamo tutti profondamente convinti) in arbitraria discriminazione.

In particolare, le chiediamo di:
- introdurre un contributo standard per studente, a valere su tutto il territorio nazionale, al fine di uniformare in termini equitativi la distribuzione della cosiddetta “quota storica” del F.F.O.;
- stabilire criteri di valutazione della premialità equi, condivisi con la comunità accademica, e – soprattutto – preventivamente noti e stabili su orizzonti temporali pluriennali;
- sospendere, nelle more dell’introduzione del contributo standard
per studente e della definizione del “nuovo sistema” di valutazione, l’applicazione della quota premiale del F.F.O. 2012, che se fosse effettuata “sulla base dei criteri e dei parametri utilizzati nell’anno 2011”, così come preannunciato nella Sua nota del 30/12 u.s., porterebbe ad ulteriori insopportabili esasperazioni delle sperequazioni innanzi denunciate.

E’ appena il caso di farLe notare che tutti questi interventi
sarebbero “a costo zero”: non richiedendo infatti risorse aggiuntive
rispetto a quelle disponibili, che sono – vogliamo ricordarlo –
complessivamente scarsissime, anche a seguito di passate scelte
politiche che hanno deciso di mortificare il sistema universitario in
termini molto più pesanti di quanto sia stato fatto per tutti gli altri
settori pubblici.
Siamo pertanto fiduciosi che Ella vorrà dedicare a questa nostra
istanza l’attenzione richiesta dalla drammaticità della situazione in
cui tanti atenei nazionali, soprattutto – ma non solo – nel Mezzogiorno, versano per motivi assolutamente indipendenti dalla volontà e dall’impegno dei rispettivi organi accademici e del personale tutto: è in gioco la sopravvivenza del sistema universitario pubblico, unico garante dei diritti costituzionali di accesso dei “capaci e meritevoli” ai gradi più alti dell’istruzione e motore di sviluppo dei territori in cui i singoli atenei sono radicati.


giovedì 26 gennaio 2012

Appello al Parlamento e al Governo. Emergenza Università pubblica

Tasse studentesche più alte e abolizione del valore legale del titolo di studio non miglioreranno l’università pubblica italiana.

Approfittando dell’attenzione dell’opinione pubblica verso le “liberalizzazioni” di alcuni settori di attività del nostro Paese come strumento per una loro modernizzazione, in questi giorni è stata rilanciata - con l’adesione di un gruppo di docenti universitari - la proposta di abolire il valore legale del titolo di studio (valevole quindi come condizione di accesso ai concorsi per l’impiego pubblico) e di “liberalizzare” le tasse studentesche (già tra le più alte dell’Europa continentale, specie se in rapporto agli scarsi servizi disponibili ed ai livelli di reddito), affiancandovi un sistema di prestiti agli studenti, da restituire dopo l’ingresso nel mercato del lavoro.

Andando all’essenziale, alla base di queste proposte ci sono alcune idee che non ci sentiamo di condividere. La prima è che l’equità sociale delle opportunità di accesso alla formazione universitaria sarebbe ristabilita dal sistema dei prestiti. E’ evidente che si tratta di una finzione (se non di un inganno): un individuo ‘povero’ indebitato, oggi studente domani (forse) lavoratore, non è uguale a (ne’ libero quanto) un individuo ‘ricco’ senza debiti. Anche quando si sostiene che comunque tasse più alte e prestiti sarebbero un sistema più equo dell’attuale, distorto principalmente dall’evasione fiscale, si finisce per far scontare ai giovani, gravandoli precocemente di debiti, l’incapacità dello Stato nel riscuotere i tributi.

La creazione di un mercato dei titoli di studio, conseguente all’abolizione del loro valore legale, metterebbe poi, secondo i proponenti, le università in una sana concorrenza per la qualità. Anche in questo caso siamo di fronte ad una finzione (se non ad un inganno). Date le posizioni di partenza degli atenei, diseguali e caratterizzate da sottofinanziamento, l’unica concorrenza che scatterebbe fra Università sarebbe appunto per le risorse, con conseguente vantaggio dei gruppi di potere accademico, politico ed economico consolidati che invece, si suppone, dovrebbero essere il bersaglio delle politiche di liberalizzazione nel loro spirito più nobile. Il ‘valore legale’ tenderebbe semplicemente ad essere sostituito dal valore monetario necessario per conseguire il titolo di studio. Le due misure associate produrrebbero un effetto micidiale di stratificazione per censo delle Università, acuendo i già presenti dislivelli territoriali che caratterizzano il nostro sistema universitario nazionale. Abolire il valore legale del titolo di studio significa anche abbandonare l’obiettivo di uno standard nazionale di riferimento per la formazione universitaria: al contrario bisogna intervenire perché tutte le università finanziate dallo Stato rispettino tale standard. Anche l’accento (giustamente) posto sulla centralità del merito nella vita universitaria assumerebbe, alla luce di queste misure, un deciso sapore classista.

Queste proposte implicano quindi una decisa spinta alla privatizzazione di fatto dell’università pubblica e alla restrizione sociale dell’accesso. Accettarle significherebbe anche una resa istituzionale all’inefficienza pubblica in vari ambiti, come il controllo dell’evasione fiscale e della qualità dei servizi pubblici, e del reclutamento nell’impiego pubblico.

Per questo chiediamo alla classe politica che si riconosce nella nostra Costituzione Repubblicana e al Governo di rifiutarle, di non accettare scorciatoie fuorvianti ai problemi del finanziamento e del rilancio del sistema educativo e universitario pubblico, così come di altri ambiti preziosi della produzione culturale del Paese. L’università deve restare una istituzione pubblica centrale e deve riprendere a svolgere tutte le sue funzioni, in primis quella di fornire una formazione critica e qualificata, basata su didattica e ricerca libere, plurali e rigorose, con il più ampio accesso sociale agli studi e alle professioni della ricerca e della docenza. Per poter svolgere questo suo ruolo pubblico all’università non serve mettersi in vendita, ma servono politiche e risorse adeguate.

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