mercoledì 17 ottobre 2012

VECCHIONI CI METTE LA FACCIA E LE PAROLE






Il prof. Roberto Vecchioni (per trent’anni insegnante di greco, latino, italiano e storia in vari licei classici di Milano e di Brescia per poi passare all’insegnamento universitario) ci mette la faccia e le parole , ma non è un "tecnico al Governo" e altri colleghi dovrebbero ricordarsi che "quello che non è mai cambiato è il valore dello studio ..." peccato però che purtroppo nei fatti sembra che tutti gli atti governativi da qualche anno siano di segno opposto.



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lunedì 15 ottobre 2012

LINK A ROARS - LETTERA APERTA PER LA RICERCA


Illustre Presidente Napolitano, 
Illustre Ministro e Collega Profumo,

l’emergenza economico-finanziaria che ha colpito buona parte del mondo occidentale e che sta producendo danni gravissimi sulla stabilità socio-economica dei Paesi coinvolti, Italia inclusa, richiede una riflessione profonda su alcuni elementi strutturali che oggi rappresentano l’ostacolo principale al recupero della nostra competitività. 

Tra questi elementi c’è senza alcun dubbio la scelta di un “modello di sviluppo senza ricerca” perseguito negli ultimi 30-40 anni: ci hanno assistito, a fronte di questa sostanziale assenza, fattori di complemento come la svalutazione, il basso costo del lavoro, alcune eccellenze manifatturiere, etc., che oggi non sono più in grado di sostenerci.

Da molti anni, anche grazie al Suo convinto sostegno, Presidente Napolitano, e molto spesso con la Sua adesione, Ministro Profumo, abbiamo chiesto a gran voce un sostanziale cambiamento di strategia negli investimenti e nella cultura del Paese a favore del sistema ricerca e innovazione.

Abbiamo denunciato l’inadeguatezza dei parametri strutturali di questo settore che conta un numero di ricercatori, raffrontato al numero totale di lavoratori italiani, di circa la metà rispetto alla media europea; un’irrisoria percentuale di PIL dedicata; una caratterizzazione del sistema industriale, tanto rispetto alla specializzazione produttiva quanto rispetto alla misura aziendale, poco compatibile con gli investimenti in ricerca. Abbiamo ritenuto nostra responsabilità coinvolgere le Istituzioni del Paese e offrire la nostra piena disponibilità a collaborare per trasformare questi elementi strutturali.

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mercoledì 10 ottobre 2012

ODIO GLI INDIFFERENTI



Credo che vivere voglia dire essere partigiani. 
Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. 
L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. 

È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. 
Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. 
Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. 
Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. 

Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. 
E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. 
E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. 
Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. 
Vivo, sono partigiano. 
Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917


"I soldi ci sono per chi fa la voce grossa. Facciamo sentire la nostra." Clicca QUI 

giovedì 27 settembre 2012

"MOZIONE" MAZZARELLA GELMINI BINETTI





La Camera dei Deputati,

premesso che

- l’articolo 16 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, ha istituito l’abilitazione scientifica nazionale, destinata ad attestare la qualificazione scientifica che costituisce requisito necessario per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari, e ha stabilito che sia attribuita con motivato giudizio fondato sulla valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche di ciascun candidato, previa sintetica descrizione del contributo individuale alle attività di ricerca e sviluppo svolte, espresso sulla base di criteri e parametri differenziati per area disciplinare definiti con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca;

- tale decreto, emanato il 7 giugno 2012 (n. 76) anche sulla base delle indicazioni dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), stabilisce tra l’altro che:

- nell’allegato A, numero 3, lettera b), che, per i settori cosiddetti bibliometrici, “ottengono una valutazione positiva dell’importanza e dell’impatto della produzione scientifica complessiva i candidati all’abilitazione i cui indicatori sono superiori alla mediana in almeno due degli indicatori di cui alle lettere a), b) e c) del numero 2” del medesimo allegato;

- nell’allegato B, numero 4, lettera b), che, per i settori cosiddetti “non bibliometrici”, “ottengono una valutazione positiva dell’importanza e dell’impatto della produzione scientifica complessiva i candidati all’abilitazione i cui indicatori sono superiori alla mediana in almeno uno degli indicatori di cui alle lettere a) e b) del numero 3” del medesimo allegato;

- nell’articolo 6, commi 1-2-3-4, lettere b), che l’abilitazione può essere attribuita esclusivamente ai candidati i cui indicatori dell’impatto della produzione scientifica complessiva presentino i valori richiesti sulla base delle regole di utilizzo degli stessi di cui all’allegato A, numero 3, lettera b), e all’allegato B, numero 4, lettera b), cioè siano superiori alla mediana in almeno due (per i settori bibliometrici) e uno (per i settori non bibliometrici) degli indicatori previsti;

- nell’articolo 3, comma 3, che la commissione può eventualmente utilizzare “ulteriori criteri e parametri più selettivi ai fini della valutazione delle pubblicazioni e dei titoli” purché questi siano “predeterminati dalla commissione con atto motivato pubblicato sul sito del Ministero e su quello dell’università sede della procedura di abilitazione”;

considerato che:

- alla luce della normativa citata in premessa, non è chiaro quanto l’effettivo superamento del valore mediano degli indicatori sia vincolante per il conseguimento dell’abilitazione;

- la normativa citata induce qualche dubbio anche sotto il profilo della parità di trattamento tra i candidati visto che introduce una netta differenziazione tra settori bibliometrici, sostanzialmente quelli scientifici e tecnologici, e settori non bibliometrici, sostanzialmente quelli umanistici ed economico-giuridico-sociali, in termini di numero e tipologia delle condizioni numeriche vincolanti;

- gli interventi pubblici dei componenti del consiglio direttivo dell’ANVUR non hanno chiarito la situazione e anzi hanno finito col diffondere ulteriori dubbi e col suscitare la predisposizione di comportamenti interpretativi difformi tra le varie aree disciplinari;

- questa problematica ha attirato una grande attenzione del mondo universitario con decine di interventi sulla stampa o sul web, tenuto conto che l’incertezza interpretativa influenza la partecipazione o meno alle procedure in considerazione della sanzione prevista per chi partecipi e non consegua l’abilitazione;

- gli indicatori bibliometrici, pur in linea di principio interessanti e non privi di riscontri internazionali, soprattutto in alcuni settori scientifici, presentano forti limiti di descrittività, e non mancano seri dubbi sulla tenuta algoritmica e giuridica del loro calcolo (anche a causa della perdurante incertezza sull’affidabilità della base di dati utilizzata e sui meccanismi di calcolo adottati) e dunque sulla significatività dei loro valori, tanto che in nessun Paese sono utilizzati in modo automatico e vincolante per reclutare o promuovere i docenti;

- gli indicatori per i settori “non bibliometrici” sono assolutamente privi di riscontri internazionali e privilegiano, con due indicatori su tre, la valutazione meramente quantitativa della produzione scientifica, mentre il terzo indicatore, riferito alla pubblicazione di articoli su riviste “di classe A” è basato su una aleatoria ed affrettata classificazione delle riviste, peraltro resa nota, e neppure per tutte le Aree, dopo la data di scadenza del bando per gli aspiranti commissari e del termine ultimo per ritirare la domanda eventualmente già presentata;

- in particolare, la decisione di ricorrere, per il calcolo di tali indicatori, alle mediane ricavate dalla produzione scientifica dei professori di ruolo nei precedenti dieci anni, anziché a rigorose soglie assolute, introduce nel sistema una forte aleatorietà di metodo e di merito, impedendo tra l’altro ai futuri candidati di conoscere con sufficiente anticipo i requisiti da superare per conseguire l’abilitazione, essendo tali requisiti imprevedibilmente mutevoli, anche in misura assai sostanziale;

- la possibilità che tali meccanismi possano essere adottati in Italia ha portato alcuni tra i più validi intellettuali italiani di varie discipline scientifiche e umanistiche a segnalarne le conseguenze potenzialmente disastrose per il futuro dell’università, quali la possibile perdita dell’irriducibile e positiva complessità della mappa dei saperi nelle università, la possibile sparizione di intere nicchie disciplinari di grande prestigio internazionale e valore culturale se fanno capo a piccole comunità o si caratterizzano per approcci innovativi o interdisciplinari, l’incentivazione di comportamenti opportunistici slegati da una reale considerazione dei valori scientifici;

- notevoli perplessità sono state ripetutamente espresse sia dal Consiglio Universitario Nazionale, organo democratico rappresentativo del sistema universitario, sia da molte società scientifiche;

- in particolare il Consiglio Universitario Nazionale ha segnalato che, a bando già pubblicato, sono state fornite agli interessati informazioni parziali e instabili col rischio di compromettere la possibilità di sviluppare completi e corretti convincimenti circa le condizioni di partecipazione alle procedure di abilitazione e ha chiesto al Ministro di adottare ogni iniziativa utile all’esigenza di chiarezza e certezza dei criteri e dei parametri e di rendere pubblici, in base al principio di trasparenza come fondamento della democrazia amministrativa e a tutela del legittimo affidamento, dell’imparzialità e del buon andamento dell’amministrazione, tutti i dati e gli algoritmi utilizzati per il calcolo delle mediane nonché gli atti e i documenti relativi alla classificazione delle riviste scientifiche in classi di qualità;

- un ricorso è stato presentato dall’Associazione Italiana dei Costituzionalisti e la decisione nel merito del TAR è fissata per il 23 gennaio 2013;

ritenuto che:

- l’abilitazione scientifica nazionale prevista dalla legge 240/2010 costituisce un’innovazione importante nella prassi accademica italiana, prevedendo per la prima volta criteri e parametri nazionali per le diverse aree scientifiche, al fine di garantire che alle selezioni condotte dai singoli atenei possano comunque partecipare solo candidati in possesso di una qualificazione condivisa dalla comunità scientifica nazionale e internazionale;

- una rapida e condivisa messa in opera delle procedure per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale, cardine del nuovo sistema di reclutamento e promozione introdotto dalla legge 240/2010, è un punto cruciale e urgente per il futuro dell’università italiana dopo molti anni di blocco;

- gli altri criteri e parametri indicati nel decreto n. 76 costituiscono, nel perfetto rispetto di quanto previsto dalla legge 240, una nuova e profonda analisi dei numerosi e disparati fattori che contribuiscono a delineare la qualità scientifica di un docente universitario, il cui uso sarebbe molto importante per favorire scelte scientificamente ben fondate delle commissioni giudicatrici in termini di merito dei candidati e per diffondere sempre più una cultura della valutazione che eviti casi molto criticabili avvenuti in passato;

- è importante che le commissioni giudicatrici siano informate e discutano i valori dei vari indicatori quantitativi di tipo bibliometrico e le loro mediane, ma senza essere obbligate ad utilizzarli in modo meccanico e dirimente, soprattutto nella prima applicazione della legge che si presta meglio a costituire una fase sperimentale delle nuove metodologie di valutazione, a scapito degli altri criteri e parametri, di natura qualitativa, che possono invece costituire un elemento di giudizio più selettivo e maggiormente allineato con la prassi accademica internazionale;

- è interesse generale che, sin dalla prima tornata delle procedure di abilitazione, queste si svolgano con la massima chiarezza, inequivocità e generalità delle regole a garanzia dei principi generali della democrazia amministrativa e dei diritti degli interessati, evitando per quanto possibile ogni fonte di contenzioso giudiziario che finirebbe inevitabilmente con l’allontanare nel tempo il consolidamento del nuovo sistema di reclutamento e promozione della docenza universitaria e quindi una normale vita accademica che permetta a tutti di lavorare con prospettive certe, in particolare ai tanti giovani di valore che attualmente, per mancanza di queste prospettive, si trasferiscono in università straniere per poter continuare con maggiore tranquillità la loro attività di ricerca;

IMPEGNA IL GOVERNO

a chiarire definitivamente con un provvedimento normativo o interpretativo erga omnes che il superamento delle mediane degli indicatori bibliometrici è uno dei fattori di cui le commissioni giudicatrici delle procedure di abilitazione dovranno tener conto ma non è condizione necessaria, né peraltro sufficiente, per conseguire l’abilitazione, nonché a promuovere per la prossima tornata di abilitazione una profonda revisione degli indicatori quantitativi e bibliometrici slegati dal calcolo delle mediane e basati invece su rigorose soglie assolute note con largo anticipo.


                                        MAZZARELLA GELMINI BINETTI




lunedì 24 settembre 2012

L'assemblea che non c'è per mancanza di una autorizzazione

 Secondo Voi la tattica d'Ateneo è per principio quella di ignorare le richieste, nella speranza che chi le fa col tempo perda interesse e lasci perdere?

Forse bastava una telefonata per sbloccare la situazione, ma è evidente che c'è chi è rigoroso e ligio e aspetta educatamente una risposta che non arriva ... forse perchè non ci sentono ..., serve un orecchio bionico?

Si accettano commenti e critiche, ma sembra che una Assemblea il 26 settembre non si dovesse fare in piena autonomia. 

Pensate sia invece preferibile
venerdì 26 ottobre pv ? 

Sveglia!


 
ADI,  ANDU, CISL-Università, COBAS-Pubblico Impiego, CoNPAss, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SUN, UDU, UGL-INTESA FP, UIL RUA, USB-Pubblico Impiego

PER SALVARE E RILANCIARE L'UNIVERSITà

SETTIMANA NAZIONALE DI DIBATTITO E MOBILITAZIONE

 22-27 OTTOBRE 2012

Le Organizzazioni e le Associazioni universitarie hanno più volte denunciato la condizione drammatica in cui versa l'Università italiana, aggravata dal recente Decreto Legge sulla spending review.
La Legge 240/2010 si è rivelata in buona parte inapplicabile e funzionale ad una gestione rigidamente burocratica, centralizzata e verticista degli atenei. Una gestione che si è affiancata alla progressiva riduzione di finanziamenti, di organici, di strutture e percorsi formativi. L'attuale governo invece di intervenire sui limiti e le contraddizioni di quella legge, e di segnare un cambio di passo rispetto al precedente governo, ha ulteriormente ridotto i già limitati spazi di democrazia negli Atenei per mezzo di ricorsi ai TAR su Statuti giudicati “troppo democratici”, ha prorogato il mandato dei rettori in scadenza ed ha lasciato accrescere i poteri e le prerogative dell'ANVUR ben al di là del mandato di legge. Se il referendum sull'abolizione del valore legale del titolo di studio voluto dal governo si è dissolto grazie all'opposizione venuta dal mondo dell'istruzione e della ricerca, si porta a compimento lo svuotamento del diritto allo studio con il progressivo aumento della tassazione studentesca e del numero dei corsi a numero chiuso o programmato. Infine, il perdurare del blocco sostanziale delle assunzioni e delle opportunità di carriera  rischia di essere aggravato dalla messa in opera di procedure arbitrarie, illogiche e farraginose di abilitazione scientifica nazionale.

Ancora una volta, consapevoli che il Paese e chi opera e studia negli Atenei non possono più tollerare che venga cancellata l'Università pubblica, autonoma, democratica, di qualità e aperta a tutti, torniamo a denunciare il comportamento del ministro Profumo che prosegue nell'opera di smantellamento, e rifiuta il confronto con l'insieme delle rappresentanze del mondo universitario.

E' sempre più urgente modificare le norme sull'Università per andare in una direzione opposta e contraria a quella finora seguita e che si vorrebbe continuare a perseguire. Ribadiamo che per questo occorre:
1.    Investire con la massima urgenza e in quantità rilevante sulla ricerca (a partire dalla valorizzazione del dottorato) e l'alta formazione per raggiungere almeno il livello della media europea, nella direzione proposta da “Strategia di Lisbona” e da “Agenda europea 2020”. Prevedere il finanziamento del FFO sulla base di dati certi e oggettivi (es. costo standard per studente).
2.    Difendere il valore legale dei titoli di studio, individuando con il mondo universitario politiche capaci di innalzare effettivamente la qualità dell'offerta formativa in tutti gli Atenei. In questa direzione è necessario valorizzare il titolo di dottore di ricerca all'interno e all'esterno dell'Università.
3.    Favorire l'accesso in ruolo dei precari prevedendo un reale turn over. Assicurare reali prospettive di carriera al personale già di ruolo. Procedere nell'immediato all'assunzione dei vincitori di concorso.
4.    Realizzare un vero diritto allo studio, assicurando a tutti gli studenti idonei la borsa di studio, aumentando e migliorando i servizi (biblioteche, aule, laboratori, ecc.) e le condizioni di vita degli studenti (residenze, mense, ecc.). In direzione opposta vanno invece l'aumento delle tasse, l'introduzione dei prestiti d'onore e di altri strumenti di indebitamento, il progressivo ricorso al numero programmato degli accessi. Riteniamo che si debbano urgentemente ritirare i provvedimenti che prevedono l'aumento della tassazione studentesca e che rischiano di determinare un drammatico calo nelle immatricolazioni proprio nelle fasce sociali più debole ed esposte
5.    Ribadire l'importanza di un organo nazionale di piena rappresentanza e di coordinamento del Sistema nazionale delle Università.
6.    Rivedere l'attuale governance universitaria: in alternativa ai poteri immensi e antidemocratici del rettore e del CdA, è necessario rafforzare il Senato Accademico, direttamente eletto da tutte le componenti, con responsabilità della programmazione, del coordinamento e del controllo. Va inoltre assicurata la piena autonomia finanziaria e gestionale ai dipartimenti.
7.    Introdurre trasparenti meccanismi di reclutamento in ruolo. Garantire l'avanzamento di carriera sulla base di valutazioni individuali nell'ottica di un ruolo unico della docenza, senza distinzioni di diritti e doveri, nel quale comprendere gli attuali ordinari, associati e ricercatori.
8.    Prevedere un'unica figura pre-ruolo a tempo determinato, di breve durata e adeguata retribuzione, con reale autonomia di ricerca e il riconoscimento pieno dei diritti.
9.    Valorizzare le professionalità del personale tecnico-amministrativo, superare il blocco della contrattazione nazionale e del turn over, investire in aggiornamento e formazione.

Questi cambiamenti vanno realizzati subito per rilanciare il ruolo fondamentale dell'Università per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del Paese. L'attuale crisi impone - come in altri Paesi - di puntare/investire sull'Università, invece di utilizzare la crisi stessa come pretesto per la sua demolizione a vantaggio di potentati economici e accademici.

Per ottenere tutto questo facciamo APPELLO a studenti, docenti e personale T.A e all'opinione pubblica affinché sostenga una battaglia che più di ogni altra può portare al superamento di una crisi che altrimenti risulterà irreversibile.

Si chiede a tutte le forze politiche e alla società civile un confronto sulle questioni da noi poste anche in vista della prossima scadenza elettorale che si augura possa portare alla costituzione di un Parlamento e di un Governo che non ascoltino soltanto coloro che hanno interesse allo smantellamento dell'Università statale.

Per sostenere queste nostre richieste si promuove una settimana nazionale di dibattito e mobilitazione dal 22 al 27 ottobre 2012 durante la quale negli Atenei si terranno Assemblee unitarie di tutte le componenti.

Roma, 14 settembre 2012


martedì 18 settembre 2012

Il caso Calabria usato strumentalmente in modo ignobile per screditare il valore legale del titolo di studio



Dannosissimo editoriale-commento di G.A. Stella sui fatti di UNICAL (falsificazione di esami da parte di studenti e personale amministrativo in combutta) per attaccare il c.d. "valore legale" della laurea.


Il valore illegale delle lauree
 
DI GIAN ANTONIO STELLA

Se fosse solo una faccenda giudiziaria, amen: una bella condanna dei colpevoli e fine. Ma che 72 giovani calabresi si siano fatti delle lauree false e circa duemila siano sotto inchiesta è un atto d’accusa non solo per loro ma anche per chi li ha educati. E rilancia un tema: se la laurea è solo un pezzo di carta, è sempre più urgente abolirne il valore legale. Perché quei giovani si sono iscritti all’università? Nelle società che funzionano, dove il «merito» non è solo una parola inserita 37 volte in una proposta di legge di Mariastella Gelmini, ma l’asse portante del sistema educativo, i ragazzi cercano di entrare nei migliori atenei per un motivo solo: imparare. Crescere. Accumulare un bagaglio di conoscenze che consenta loro di conquistare il mondo. O come minimo di affrontare un colloquio di lavoro avendo delle buone carte da giocare.


A questo servono, piaccia o non piaccia, la severità anche nella distribuzione dei voti in pagella e la rigidità nella selezione quotidiana, che esistono in tanti Paesi che ci umiliano nelle classifiche internazionali come quelle del Pisa (Programme for international student assessment) dove i nostri figli, soprattutto quelli che frequentano le scuole nel Sud e nelle Isole, non sono assolutamente in grado di reggere il confronto con gli altri nella concorrenza scolastica che poi diventerà concorrenza nella vita.


L’anno scorso una madre cinese, Amy Chua, in un lungo articolo sul Wall Street Journal, spiegava perché trovava assurda la manica larga usata in Occidente nei confronti dei figli: «Quando i genitori occidentali pensano di essere rigorosi, di solito non si avvicinano nemmeno alle mamme cinesi. Ad esempio, i miei amici occidentali che si considerano severi fanno esercitare i figli sui loro strumenti musicali 30 minuti al giorno. Un’ora al massimo. Per una madre cinese, la prima ora è la parte facile. Sono la seconda e la terza ora quelle difficili».


Troppo dura? «In uno studio su 50 madri americane e 48 madri cinesi immigrate, quasi il 70% delle madri occidentali afferma che "insistere sul successo scolastico non è un bene per i bambini" e che "i genitori devono promuovere l’idea che l’apprendimento è divertente". Al contrario, poco più dello 0% delle madri cinesi la pensa così ». Altri studi, proseguiva, «indicano che, rispetto ai genitori occidentali, i genitori cinesi dedicano al fare i compiti con i figli un tempo di circa 10 volte superiore. Al contrario, i bambini occidentali sono più propensi a partecipare a gruppi sportivi».


Tutti i papà e le mamme, sia quelli occidentali sia quelli cinesi, concludeva l’autrice, vogliono il bene dei loro figli ma quelli cinesi sono convinti che occorra prepararli alle difficoltà della vita. Spiegar loro che nulla sarà regalato, che tutto dovrà essere conquistato.


Il Foglio
di Ferrara, traducendo la paginata, titolò: «Ai figli regalategli un lager». Divertente e provocatorio. Ma quello giusto era il titolo originale: «Per imparare bisogna soffrire». C’è chi, al di là di certe legnosità schematiche della cultura cinese, se la sente di contestarlo? È più utile dare in pagella un voto basso che segnali un problema (anche ai genitori, ammesso che tutti diano un’occhiata ai risultati dei figli) o promuovere tutti in massa distribuendo voti altissimi perché «la vita è già dura, poveri ragazzi, è inutile mortificarli?».

Sinceramente: è credibile che al liceo classico «Empedocle» di Agrigento siano usciti agli esami di maturità 2011 la bellezza di 53 geni col massimo dei voti su 182 studenti? Cos’era, un’infornata strabiliante di Leonardo da Vinci, Pico della Mirandola e Albert Einstein o un genio ogni tre alunni è una quota un po’ troppo alta per essere plausibile?


E torniamo al nocciolo della questione: quei 72 «dottori» falsi usciti dall’università della Calabria, quell’«Arcavacata» di Cosenza che nacque grazie all’entusiasmo di tanti docenti trascinati da un trentino come Beniamino Andreatta e che avrebbe dovuto essere un campus di altissimo livello su modello degli atenei americani, non sono solo degli imbroglioni da castigare con una sentenza durissima. A partire da quello che, registrando sette esami in un giorno e prendendo per sette volte il massimo dei voti con la lode, dimostrava di essere certo che la sua bravata strafottente sarebbe passata inosservata.


Intorno a loro non hanno funzionato i professori e le scuole che li hanno fatti studiare (si fa per dire...) senza ficcargli nella testa che studiavano per se stessi e non per il voto. Non hanno funzionato le famiglie, che evidentemente si sono del tutto disinteressate di «come» i figli stavano facendosi il loro bagaglio di professionalità. Non hanno funzionato imeccanismi di una società che, soprattutto nel Mezzogiorno, ha troppo spesso mostrato che il risultato d’un concorso, l’assunzione, il posto fisso, lo stipendio, non dipendono da quanto uno è preparato ma dalle conoscenze giuste, le amicizie giuste, il politico giusto. Perché studiare se perfino il cardiochirurgo non viene scelto sulla base della sua preparazione ma della sua tessera di partito?


Un messaggio devastante. E questo a maggior ragione se è vero quanto spiega il pm Antonio Bruno Tridico, il quale indaga su oltre duemila studenti perché qualcosa non gli torna e ha dovuto imporre almeno lo spostamento dei tre impiegati smascherati dalle indagini, altrimenti inamovibili. E cioè che molti dei falsi laureati sono dipendenti pubblici non più giovanissimi che hanno cercato quella scorciatoia per farsi quel pezzo di carta utile per diventare funzionari o dirigenti, di andar avanti nella carriera.


E torniamo al punto di partenza. Se quel pezzo di carta è così importante in quanto pezzo di carta, al di là della preparazione effettiva e dell’università che lo ha dato, allora è meglio abolire il suo valore legale. Sono anni che Roberto Perotti, Francesco Giavazzi, Roger Abravanel ed altri ancora battono e ribattono su questo tasto. E mettere ordine in queste cose, per rilanciare il Paese, è importante quanto un investimento miliardario sulle infrastrutture. Gian Antonio



CORRIERE DELLA SERA, 18
-09-12


sabato 15 settembre 2012

Un episodio accademico pubblicato nel 1947

Di George J. Stigler, Columbia University
«Bulletin of the American Association of University Professor», n. 4, Winter 1947
Traduzione dall’inglese di Piero S. Graglia

"Ho proposto in passato la tesi che le nostre università stiano andando all’incontrario. Mentre un uomo è ancora giovane, curioso e pieno di energia, gli viene chiesto di insegnare così tanti corsi di base, correggere e assistere a così tanti esami – e pulire così tanti pavimenti a casa sua – che difficilmente può fare ricerca. Pure le sue estati le passa a cercare di guadagnare qualcosa di più. Quando diventa vecchio il suo carico didattico si dimezza, le incombenze amministrative e burocratiche le sbrigano i suoi assistenti – e il suo stipendio raddoppia. Ma a quel punto lui si trova oltre la fase creativa della sua vita, e sviluppa piuttosto le sue abilità nel bridge e nel golf. Pinzio, il venerabile maestro delle lingue romanze, era d’accordo che ci fosse sempre molto di vero in ogni accusa, ma pensava che ogni rimedio fosse peggio del male. E raccontava questa storia.

Circa trenta anni fa un giovanotto di nome Seguira divenne il rettore di una Università in un paese del Sud America dove suo padre aveva da poco finanziato una rivoluzione vittoriosa. Seguira, che era sempre stato un giovane dissoluto e gaudente, sorprese tutti diventando all’improvviso un morigerato riformatore – una specie di Hutchins[1] in stile antico romano. Egli cominciò quindi a pensare a una riforma che il mondo universitario, sottolinea Pinzio, richiedeva con urgenza, e alla fine pensò al sistema meritocratico. Di lì a poco, impose così le seguenti regole."


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giovedì 6 settembre 2012

TAR LAZIO "rimanda" la trattazione del ricorso Costituzionalisti al 23.01.2013

03142/2012 REG.PROV.CAU.
N. 05857/2012 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
 (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

ORDINANZA

sul ricorso numero di registro generale 5857 del 2012, proposto da:

Associazione Italiana dei Costituzionalisti (Aic), rappresentato e difeso dagli avv. Massimo Luciani, Alessandro Pace, Federico Sorrentino, con domicilio eletto presso Federico Sorrentino in Roma, Lungotevere delle Navi, 30;

contro

Ministero dell’Istruzione dell’Universita’ e della Ricerca, Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (Anvur), rappresentati e difesi dall’Avvocatura, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;

e con l’intervento di

ad adiuvandum:
Associazione Italiana dei Professori di Diritto Tribuario (Aipdt), Società Italiana di Dirtto Internazionale (Sidi), rappresentati e difesi dall’avv. Silvia Felicetti, con domicilio eletto presso Silvia Felicetti in Roma, Lungotevere delle Navi,30;

per l’annullamento previa sospensione dell’efficacia, d.m. n. 76/12 avente ad oggetto: regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla i^ e alla ii^ fascia dei professori universitari, nonche’ le modalita’ di accertamento della qualificazione dei commissari ai sensi art. 16 co. 3 lett. a) b) c) l. n. 240/10 e artt. 4 e 6 co. 4 e 5 d.p.r. n. 222/11

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell’Istruzione dell’Universita’ e della Ricerca e di Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (Anvur);

Visti gli atti di intervento;

Vista la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;

Visto l’art. 55 cod. proc. amm.;

Visti tutti gli atti della causa;

Vista la documentazione depositata dall’Avvocatura alla odierna camera di consiglio;

Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 5 settembre 2012 il dott. Cecilia Altavista e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Considerato che, ai sensi dell’art. 55 comma 10 del codice del processo amministrativo, le esigenze sia dell’Associazione sia dei professori ricorrenti possono essere adeguatamente tutelate con la fissazione dell’udienza di merito, non sussistendo, allo stato, alcun danno grave ed irreparabile, anche alla luce della nota del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del 24 agosto 2012,

ritenuto, compatibilmente con il carico della sezione, di fissare l’udienza pubblica del 23 gennaio 2013;

ritenuta, altresì, la sussistenza di giusti motivi per la compensazione delle spese della presente fase cautelare;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza)

Fissa per la trattazione di merito del ricorso l’udienza pubblica del 23 gennaio 2013.

Compensa le spese della presente fase cautelare.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 settembre 2012 con l’intervento dei magistrati:

Giuseppe Daniele, Presidente

Domenico Lundini, Consigliere

Cecilia Altavista, Consigliere, Estensore


L’ESTENSORE


IL PRESIDENTE


DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 05/09/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

giovedì 30 agosto 2012

Co.N.P.Ass. ISTANZA D'ACCESSO ATTI

All'ANVUR
Piazza Kennedy n. 20
00144 - Roma
RACCOMANDATA PEC
anvur@pec.it
 
Oggetto: Istanza di accesso ex art. 25 l. 241 del 1990 e s.m.i. - Atti A.S.N. 
Il sottoscritto prof. Calogero Massimo Cammalleri nato a Catania il 16 giugno 1964, nella qualità di presidente e legale rappresentante pro tempore del Co.N.P.Ass. (Coordinamento Nazionale dei Professori Associati delle Università Italiane),
premesso
  • che sono stati pubblicati sul sito dell'ANVUR e del Miur gli atti e gli allegati relativi alle mediane di tutti i settori concorsuali in tema di Abilitazione Scientifica nazionale (ASN);
  • che il Conpass è un'organizzazione di professori universitari, costituita in forma di associazione
  • professionale senza fine di lucro, regolarmente registrata presso l'Agenzia delle Entrate di Palermo,
  • rappresentativa degli interessi culturali e professionali dei professori universitari;
  • ritenuto che i documenti concernenti l'ASN pubblicati non forniscono i dati disaggregati utilizzati per la costruzione delle mediane, per le normalizzazioni, per il calcolo degli indici, per la classificazione delle riviste (secondo  i rispettivi criteri), sia per i settori bibliometrici sia per i settori non bibliometrici;
considerato
  • di avere interesse all'accesso e alla copia dei dati di cui appresso sia per esigenze di studio dei dati e criterio stessi, sia – non da ultimo – per la tutela delle situazioni di diritto e di interesse dei suoi associati funzionale alla tutela giurisdizionale, anche mediante azione collettiva (ricorrendone le condizioni), sia come associazione sia come azione cumulativa;
chiede
  • di estrarre copia (anche in formato digitale) dei seguenti atti:
    • per i settori bibliometrici :
      1. prospetto analitico dei dati individuali utilizzati per il calcolo delle c.d. "mediane" degli indicatori di attività scientifica di cui all'allegato A del DM 7.6.12, distintamente per i professori di prima e di seconda fascia di ogni settore concorsuale, o, nel caso di distribuzioni multimodali, di ogni settore scientifico-disciplinare o sottoinsieme omogeneo dello stesso
    • per i settori non bibliometrici :
      1. elenco delle riviste scientifiche considerate per il calcolo delle mediane;
      2. verbale contenente le ragioni analitiche di esclusione dall'elenco delle riviste scientifiche di ciascuna rivista comunque presente sul Cineca e non considerata;
      3. elenco delle riviste scientifiche considerate di classe A;
      4. verbale contenente le ragioni analitiche di esclusione dall'elenco delle riviste scientifiche di classe A delle riviste comunque presente sul Cineca e non considerate;
      5. verbale contenente le precise definizioni dei prodotti scientifici definiti libri“ secondo la tipologia elencata dall'ANVUR nel documento di accompagnamento, con particolare rifermento al prodotto „monografia“ e alla precisa definizione che ne viene colà data;
      6. verbale contenente le precise motivazioni dell'esclusione di altri tipi di prodotto scientifico dal calcolo delle mediane, quali ad esempio la curatela“, la „produzione di mostre“ in formato fisico virtuale; la costruzione di strumenti della ricerca quali lessici, enciclopedie, dizionari, le note a sentenza con titolo.
Decorso infruttuosamente il termine di trenta giorni dalla ricezione della presente si adirà il giudice
amministrativo.

Salvezze illimitate.
 
Il presidente nazionale Co.N.P.Ass.

mercoledì 1 agosto 2012

COMUNICATO DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE UNIVERSITA’ BENE COMUNE SUI RISULTATI DEL CONTROSONDAGGIO SUL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO

 

12 luglio 2012

Il 16 maggio si è concluso il controsondaggio promosso dall’Assemblea Università Bene Comune sul valore legale del titolo di studio, iniziato il 17 aprile e realizzato attraverso un questionario somministrato in formato elettronico per l’autocompilazione via web. Il questionario riguardava, oltre al problema del valore legale, anche altri aspetti dell’organizzazione dell’università nel nostro paese, sui quali daremo puntuale notizia nei prossimi giorni.
Nonostante il silenzio assordante della stampa, attraverso la rete e il
passa parola al sondaggio hanno risposto 4.155 cittadini, di cui il
58,7% appartenenti al mondo universitario. Va subito osservato che il 69% dei rispondenti non ritiene che quella del valore legale del titolo di studio sia una priorità per il sistema universitario italiano. Tra i rispondenti i gruppi più numerosi sono quelli degli studenti (22%) e dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato (44%). Analizzando l’insieme dei rispondenti secondo il titolo di studio emerge che ben il 45,6% è laureato e il 26,6% ha conseguito il dottorato di ricerca. Si tratta quindi di un insieme altamente informato sulla situazione universitaria, in cui la percentuale di rispondenti sotto i 35 anni è pari al 38%.

Complessivamente l’84% dei rispondenti ha espresso un parere contrario all’abolizione del valore legale del titolo di studio. Questo risultato si aggiunge e fornisce conferma a quello registrato dal sondaggio organizzato dal ministro Profumo, al quale hanno partecipato quasi 24.000 cittadini, di cui il 74% è contrario all’abolizione del valore legale del titolo di studio.
L’esito concorde dei due sondaggi, tra di loro indipendenti e indirizzati verosimilmente a strati di popolazione ben differenziati,
indica in modo non equivoco che l’orientamento prevalente della
cittadinanza, quantomeno della sua componente più attiva ed informata sulle problematiche in oggetto, vuole che il sistema di istruzione della Repubblica mantenga e rafforzi le caratteristiche di inclusività e di promozione sociale che la Costituzione del 1948 indica come stelle polari dell’azione politica, in quanto presupposto necessario affinché tutti i cittadini possano essere egualmente liberi. In pratica l’esito dei due sondaggi certifica che i cittadini vogliono, concretamente e non in astratto, una politica che faciliti l’accesso delle classi meno abbienti ai gradi più elevati dell’istruzione.




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mercoledì 25 luglio 2012

SALVARE L’UNIVERSITà: APPELLO UNITARIO – INIZIATIVA NAZIONALE

ADI, ANDU, CISL-Università, CONFSAL-SNALS-CISAPUNI, CoNPAss, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SUN, UDU, UGL-INTESA-FP, UIL RUA e USB-Pubblico impiego hanno lanciato un APPELLO per salvare e rilanciare l’Università.

Nell’APPELLO “le Organizzazioni e le Associazioni universitarie denunciano ancora una volta lo stato di estrema criticità in cui versa l’Università italiana, aggravata dal recente Decreto Legge sulla spending review.”

Si criticano, in particolare, gli “interventi ministeriali” e gli “immensi poteri dell’ANVUR” e si denunzia un ”attacco al valore legale dei titoli di studio”, la ”ulteriore riduzione del diritto allo studio” e “il mantenimento del blocco delle assunzioni in ruolo e delle carriere”.

Si sviluppa una puntuale analisi e si avanzano precise proposte per “rapidamente modificare le norme sull’Università nella direzione opposta a quella finora seguita”.

Infine le Organizzazioni e le Associazioni universitarie chiedono “a tutte le forze politiche e alla società civile un confronto sulle questioni” “poste anche in vista della prossima scadenza elettorale che si augura possa portare alla costituzione di un Parlamento e di un Governo che non ascoltino soltanto coloro che hanno interesse allo smantellamento dell’Università statale.”

Le Organizzazioni e le Associazioni universitarie torneranno a riunirsi ai primi di settembre anche per promuovere “una iniziativa nazionale entro la fine di settembre”.

 

domenica 22 luglio 2012

FRANCIA : cosa ha fatto Hollande in 56 giorni di governo

Magari fosse vero
Ecco cosa ha fatto Hollande (non parole, fatti) in 56 giorni di governo:  ha abolito il 100% delle auto blu e le ha messe all’asta;  il ricavato va al fondo welfare da distribuire alle regioni con il più alto numero di centri urbani con periferie
dissestate.

Ha fatto inviare un documento (dodici righe) a tutti gli enti statali dipendenti dall’amministrazione centrale in cui comunicava l’abolizione delle “vetture aziendali” sfidando e insultando provocatoriamente gli alti funzionari, con frasi del tipo “un dirigente che guadagna 650.000 euro all’anno, se non può permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio guadagno meritato, vuol dire che ètroppo avaro, o è stupido, o è disonesto. La nazione non ha bisogno di nessuna di queste tre figure”.
 

Touchè. 
 
Via con le Peugeot e le Citroen.
345 milioni di euro risparmiati subito, spostati per creare (apertura il 15 agosto 2012)  175 istituti di ricerca scientifica avanzata ad alta tecnologia assumendo 2.560 giovani
scienziati disoccupati “per aumentare la competitività e la produttività della nazione”.

Ha abolito il concetto di scudo fiscale (definito “socialmente immorale”) e ha emanato un urgente decreto presidenziale stabilendo un’aliquota del 75% di aumento nella tassazione per tutte le famiglie che, al netto, guadagnano più di 5 milioni di euro all’anno.
Con quei soldi (rispettando quindi il fiscal compact) senza intaccare il bilancio di un euro ha assunto 59.870 laureati disoccupati, di cui 6.900 dal 1 luglio del 2012, e poi altri 12.500 dal 1 settembre come insegnanti nella pubblica istruzione.

Ha sottratto alla Chiesa sovvenzioni statali per il valore di 2,3 miliardi di euro che finanziavano licei privati esclusivi, e ha varato (con quei soldi) un piano per la costruzione di 4.500 asili nido e 3.700 scuole elementari avviando un piano di rilancio degli investimenti nelle infrastrutture nazionali.

Ha istituito il “bonus cultura” presidenziale, un dispositivo che consente di pagare tasse zero a chiunque si costituisca come cooperativa e apra una libreria indipendente assumendo almeno due laureati disoccupati iscritti alla lista dei disoccupati oppure cassintegrati, in modo tale da far risparmiare soldi della spesa pubblica, dare un minimo contributo all’occupazione e rilanciare dei nuovi status sociale.

Ha abolito tutti i sussidi governativi a riviste, rivistucole, fondazioni, e case editrici, sostituite da comitati di “imprenditori statali” che finanziano aziende culturali sulla base  di presentazione di piani business legati a strategie di mercato avanzate.

Ha varato un provvedimento molto complesso nel quale si offre alle banche una scelta (non imposizione):
chi offre crediti agevolati ad aziende che producono merci francesi riceve agevolazioni fiscali, chi offre strumenti finanziari paga una tassa supplementare: prendere o lasciare.

Ha decurtato del 25% lo stipendio di tutti i funzionari governativi, del 32% di tutti i parlamentari, e del 40% di tutti gli alti dirigenti statali che guadagnano più di 800 mila euro all’anno. Con quella cifra (circa 4 miliardi di euro) ha istituito un fondo garanzia welfare che attribuisce a “donne mamme singole” in condizioni finanziarie disagiate uno stipendio garantito mensile per la durata di cinque anni, finchè il bambino non va alle scuole elementari, e per tre anni se il bambino è più grande. Il tutto senza toccare il pareggio di bilancio.

Risultato: ma guarda un po’: SURPRISE!!:
 
Lo spread con i bund tedeschi è sceso, per magia.
E’ arrivato a 101 (da noi viaggia intorno a 470).
L’inflazione non è salita.
La competitività e la produttività nazionale è aumentata nel mese di giugno per la prima volta da tre anni a questa parte.

Hollande è un genio dell’economia?

No.
E’ una persona normale.
E’ un socialista normale.
E’ una persona di sinistra normale.

mercoledì 9 maggio 2012

Partecipa e diffondi! Compila il contro-questionario: www.valorelegale.org


Scuola e Università bene comune lanciano un contro-questionario sul valore legale del titolo di studio e su tutti i temi dell'università per smascherare gli inganni del ministro Profumo.

Partecipa e diffondi!


Compila il contro-questionario:
www.valorelegale.org

Per alcune settimane il sito del Miur ha ospitato un questionario sul valore legale del titolo di studio, organizzato in modo pregiudiziale e con il fine di ottenere un risultato scontato: "Sì all'abolizione del valore legale del titolo di studio".

L'Assemblea nazionale per un'Università-bene-comune e la Convenzione nazionale della Scuola-bene-comune hanno pertanto deciso di proporre un loro questionario che risulti viceversa trasparente e senza secondi fini, esponendo esplicitamente gli argomenti sia di chi è favore sia di chi è contrario all'abolizione.

Attraverso l'iniziativa si vuole offrire ad ogni cittadina/o della Repubblica la possibilità di esprimersi in modo diretto su un tema che riguarda il futuro del nostro paese e la qualità della nostra democrazia: garantire o non garantire uguaglianza di opportunità nella formazione scolastica e universitaria alle nuove generazioni?

Da parte loro le Assemblee organizzatrici si sono già espresse negativamente rispetto all'abolizione del valore legale del titolo di studio. La mossa del MIUR appare infatti rientrare nei piani del processo di privatizzazione dell'istruzione pubblica già in atto, come emerge dal complessivo definanziamento di scuola e università; dall’adozione di sistemi di valutazione punitivi; dal sostanziale azzeramento del fondo per il diritto allo studio; dal blocco del turn-over; dalla chiamata diretta degli insegnanti, dai contributi "volontari" delle famiglie per l’ordinario funzionamento delle scuole, e dall'aumento vertiginoso delle tasse universitarie.

Il risultato della cancellazione del valore legale del titolo di studio, in un paese come l'Italia, porterebbe inoltre in pochi anni a classificare i diplomati e i laureati solo in base alla scuola o all'ateneo di provenienza, e non alle reali qualità individuali. Verrebbe a realizzarsi così una divisione fra chi potrà permettersi scuole e università di serie A e chi non potrà per ragioni economiche, un ritorno a un passato che pensavamo ormai superato, quando i figli dei dottori facevano i dottori e i figli degli operai gli operai.

La parola dunque ai cittadini/e ricordando sempre e con ammirazione l'articolo 3 della nostra Costituzione nel suo secondo comma, che sintetizza l’agire e l’essere del nostro impegno civile: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

Rispondi al contro-questionario: www.valorelegale.org

Conclusione del contro-questionario il 15 maggio 2012

Università bene comune
Scuola bene comune

http://unibec.temilavoro.it/?p=79
http://www.urlodellascuola.it/

PARTECIPA E DIFFONDI IL CONTRO-QUESTIONARIO SUL VALORE LEGALE E SULL'UNIVERSITà!

BATTIAMO PROFUMO SULLA DEMOCRAZIA!

sabato 5 maggio 2012

IL PARADOSSO ITALIANO

Il CNRS francese lo definisce il “paradosso italiano”. Riguarda il fatto che, a fronte degli scarsissimi finanziamenti pubblici e privati alla ricerca scientifica, il numero (e la qualità) delle pubblicazioni scientifiche dei ricercatori italiani è significativamente alto. Si calcola che – nel periodo compreso fra il 2004 e il 2006 – il finanziamento pubblico alle Università italiane è stato circa pari all’1.13% del PIL, contro l’1.84% della media europea e che il finanziamento da parte di imprese private è stato pressoché irrilevante.

In Italia, sono occupati nel settore della ricerca poco più di 3 lavoratori su mille occupati; in Francia lavorano 8 ricercatori su mille occupati. Fra il 1998 e il 2008, i ricercatori italiani, nel loro complesso, hanno prodotto quasi 380mila pubblicazioni, ponendo il nostro sistema della ricerca all’ottava posizione nel mondo e alla quarta posizione in Europa. I ricercatori italiani più produttivi sono collocati nelle aree delle scienze mediche, matematiche e fisiche, e, in questi settori, nel periodo considerato, le pubblicazioni italiane sono state fra quelle maggiormente citate su scala internazionale.

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lunedì 23 aprile 2012

Limiti e prospettive della ricerca universitaria (Francesco Sylos Labini)

LA FONDERIA  ha organizato un incontro alla London School of Economics nel corso del quale è stato presentato il seminario “LIMITI E PROSPETTIVE DELLA RICERCA UNIVERSITARIA ITALIANA” da parte di Francesco Sylos Labini. 
Ne ha discusso: Marco Simoni (LSE). [Venerdì 20 aprile, 18:00-19:30 London School of Economics and Political Science New Academic Building (Room: NAB.2.04) 54 Lincolns Inn Fields – WC2A 3LJ – Londra.

La Fonderia è un laboratorio politico nato a Oxford ma che guarda all'Italia. Un gruppo di giovani Italiani accomunati dalla voglia di cercare un punto di vista comune su problemi cruciali per l'Italia, usando la distanza per adottare un approccio più sistematico e meno fazioso con l'ambizione di fare proposte concrete per migliorare il nostro Paese. 

Il paradosso italiano illustrato da Francescio Sylos Labini consiste nel fatto che in definitiva siamo settimi al mondo per produzione scientifica, ma con governi che non investono e sembrano compiacersi delle difficoltà, indotte dalle carenze di finanziamenti, del sistema dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca pubblica,

Un Paese che alla scienza preferisce le scarpe made in Italy e che «... se vogliamo che l’Italia non scenda in serie B, dobbiamo esigere un’università di serie A».

A dire di Francesco Labyni: «... il dibattito è stato intenso e lungo ed è dovuto finire per limiti di tempo. Si è svolto nel nuovo fabbricato della LSE, quello inaugurato dalla Regina nel 2008. Esattamente quello in cui la sovrana chiese a un gruppo di economisti allineati per l’occasione come mai nessuno avesse previsto il crollo finanziario».


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